Categorie
Sicilia

Comune di Catania

Fondata nel 729 a.C. dai Greci Calcidesi, vanta una storia millenaria caratterizzata da svariate dominazioni i cui resti ne arricchiscono oggi il patrimonio artistico architettonico e culturale. Nel corso della sua storia è stata più volte distrutta da eruzioni vulcaniche (la più imponente, in epoca storica, è quella del 1669) e da terremoti (i più catastrofici ricordati sono stati quelli del 1169 e del 1693). Il barocco del suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell’umanità, assieme a sette comuni del Val di Noto (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli), nel 2002.
Catania è una delle poche città in Italia ad offrire paesaggi tanto diversi concentrati in un solo sito. Sorge sulla costa orientale dell’isola, ai piedi del vulcano Etna (il più alto d’Europa) e a metà strada tra le città di Messina e Siracusa. Il suo territorio comprende anche una vasta fetta della piana di Catania e tutto il Calatino. La piana di Catania (‘a Chiana) è una tra le più estese aree coltivate della Sicilia e la sua zona più vicina al mare costituisce l’oasi del Simeto, riserva regionale di circa 2.000 ettari istituita nel 1984. L’Oasi del Simeto prende nome dal fiume Simeto, il più importante dell’isola, che sfocia a sud della città. Catania si affaccia sul mar Ionio con il golfo che prende il suo nome.
Inoltre intorno al vulcano sorge un’altra famosa area naturale protetta, quella del Parco dell’Etna.

Il territorio è prettamente pianeggiante a sud e sud est, e montuoso a nord per la presenza del vulcano Etna. Il nucleo originario della città era situato su un colle che corrisponde all’odierna piazza Dante, dove sorge l’ex-monastero dei benedettini. L’unico altro rilievo importante è la collina Santa Sofia, dove sorge la Cittadella Universitaria, al confine con Gravina, comune del vasto hinterland.

Il verde pubblico è costituito dai parchi situati all’interno della città. Sono sei quelli di una certa grandezza e importanza: il Giardino Bellini, detto ‘a Villa o Villa Bellini, e dedicato a Vincenzo Bellini, il Giardino Pacini, detto Villa ‘ê varagghi (cioè “degli sbadigli”, perché si diceva frequentata soprattutto da pensionati e da sfaccendati in genere), il Parco Gioeni (situato a nord, alla fine della via Etnea), il Parco Falcone e Borsellino (a nord del Corso Italia), il parco I Viceré (nel quartiere Barriera Canalicchio) e il Boschetto della Plaia (nella zona tra l’Aeroporto Vincenzo Bellini e la città). Tra gli altri, per l’importanza storica e per la conservazione della biodiversità si segnala l’Orto botanico di Catania.

La città è attraversata da un fiume sotterraneo, l’Amenano. In passato, poco fuori le mura ad ovest, si poteva trovare il lago di Nicito, al fiume collegato e ormai coperto dalla colata lavica del 1669 (l’omonima via ne ricorda l’ubicazione). Attualmente, l’Amenano si rende visibile all’Acqua a linzolu, fontana in marmo bianco che sorge tra la Pescheria e la piazza del Duomo e nei sotterranei del locale Ostello Agorà. Ma è stato tutto il territorio circostante a mutare profondamente in seguito a calamità naturali come questa: la costa a nord del porto è appunto una scogliera sorta in seguito alle varie colate laviche, in epoca storica nel 1169, 1329 e 1381, anno in cui venne coperta anche parte dell’antico Porto Ulisse; tale tratto di costa è chiamato appunto La Scogliera e comprende la spiaggetta di San Giovanni li Cuti. L’area a sud del Castello Ursino, un tempo a picco sul mare, è invece il prodotto dell’enorme colata del 1669 che accerchiatolo si spinse per qualche chilometro verso il mare. La costa a sud del porto venne profondamente modificata formando il litorale attuale (la Plaia) che è, invece, sabbioso.

Categorie
Sicilia

Comune di Caltanissetta

altComune di Caltanissetta
Caltanissetta (Nissa o Cartanissetta in siciliano) è un comune italiano di 60.223 abitanti, capoluogo della provincia di Caltanissetta è il più importante centro della Sicilia Centrale, superando per dimensione la vicina Enna. Il comune ha un’estensione di 416,97 km² e con la contigua San Cataldo forma una conurbazione con più di 83000 abitanti. La città si colloca al centoduesimo (102º) posto tra i comuni italiani per popolazione e al quattordicesimo (14º) come estensione tra i comuni italiani. In Sicilia è il secondo capoluogo di provincia più esteso dopo Ragusa e il quarto comune per estensione, dopo Noto, Monreale e Ragusa. La densità abitativa in città è di circa 144 ab./km². È il sesto comune capoluogo più alto d’Italia, ed il secondo dopo Enna in Sicilia. La città è sede di Corte d’appello.
 
 
 
Categorie
Sicilia

Comune di Agrigento

altComune di Agrigento
Agrigento (Girgenti in siciliano) è un comune italiano di 59.108 abitanti, capoluogo della provincia di Agrigento in Sicilia.
Nella sua storia millenaria ha avuto ben quattro nomi: ºÁ¬³±Â per i Greci, Agrigentum per i Romani, Kerkent o Gergent per gli Arabi; per i Normanni era Girgenti, nome ufficiale della città fino al 1929, quando, durante il periodo fascista, venne utilizzata un’italianizzazione del nome che aveva la città durante l’Impero Romano, Agrigento.
Il sito dove poi sorse la città di Akragas, potrebbe essere stato il luogo dove sorgeva la città di Kamikos, prima e più potente città sicana guidata dal leggendario Kokalos, il re che ospitò Dedalo dopo la sua fuga dal labirinto di Minosse a Creta. La leggenda afferma che Minosse, rintracciato Dedalo alla corte di Kokalos, partì per la Sicania per farsi consegnare il geniale architetto e ucciderlo, venendo ucciso dalle figlie del re sicano dopo essere stato attirato con un tranello.
Categorie
Sicilia

Spongata al miele

Spongata al mielealt

 
Ingredienti: 300 gr di farina 00, 100 gr di biscotti secchi, 150 gr di zucchero, 250 ml di vino bianco, 50 gr di zucchero, 200 gr di miele, 150 gr di gherigli di noce, 150 gr di mandorle pelate, 150 gr di uvetta, 130 gr di pinoli, 150 gr di cedro e arancia canditi, 50 gr di nocciole tostate, 50 ml di Cognac, 100 gr di burro, 10 ml di olio extravergine d´oliva, Sale, pepe, noce moscata e zucchero a velo q.b.
 
Procedimento: Dosi per: 8 persone Tempo: 1 ora e 30 minuti + 24 ore per il riposo. Passare al mixer le mandorle, le noci e le nocciole finchè non otterrete un trito fine. Scaldare il miele con 200 ml di vino; abbassa-re il fuoco al minimo e incorporare i biscotti sbriciolati, un pizzico di noce moscata, uno di pepe e uno di cannella. Unire il trito di mandorle, noci e nocciole, amalgamare bene e togliere dal fuoco. Aggiungere i canditi, l´uvetta, i pinoli e il Cognac. Lasciare raffreddare, quindi coprire con un foglio di carta celofan e lasciare riposare fino al giorno successivo. Preparare la pasta: lavorare la farina con il vino rimasto lasciato a temperatura ambiente, l´olio, il burro a temperatura ambiente, lo zucchero ed un pizzico di sale. Se durante la lavorazione la pasta dovesse essre troppo dura, unire dell´altro vino. Stendere la pasta in una sfoglia sottile, quindi ricavare due dischi di 28 cm di diametro e disporre uno in uno stampo di 26 cm foderato con carta da forno. Riempire la tortiera con il composto preparato il giorno prima, coprire con l´altro disco e saldare bene i bordi. Infornare la torta a 180° C e cuocere per mezz´ora. Ritirare la torta dal forno e lasciare raffreddare. Spolverizzare con dello zucchero a velo e servire.
 
 
 
Categorie
Sicilia

Cassata siciliana

Cassata Sicilianaalt

Tempo di cottura min.120
Ingredienti: 800 g.di ricotta di pecora;
-500 g. di zucchero; vanillina;
-100 g. di cioccolato spezzettato;
-100 g. di frutta candita a pezzetti, gocce di rosolio;
-1 forma di pan di Spagna; pistacchi; strisce di zuccata.
Preparazione:
-800 g. di ricotta di pecora passata al setaccio,
-500 g.di zucchero, un pizzico di vaniglia,
-100 g. di cioccolato tagliato a pezzettini piccolissimi,
-100 g. di frutta candita spezzettata anch’essa fine;
Mescolate il tutto con la ricotta con una cucchiaia di legno, tenete presente che più mescolate la ricotta meglio viene il risultato finale , ma a mano senza frullatori ecc, aggiungete qualche goccia di rosolio.Ora prendete una forma, fatta apposta, appoggiatevi un foglio di carta da cucina, con la gelatina di frutta, sistematevi intorno le fettine di pan di Spagna.Prendete il tutto come si trova e sistematelo dentro il frigorifero per circa due ore.Poi preparate un piatto di cartone da pasticceria e sistemateci sopra la cassata a testa in giù.A questo punto e pronta si deve solo decorare… a vostro piacimento, vestitela con glassa e il pistacchio sistematici la frutta candita ecc.
 
Categorie
Sicilia

Cannoli di ricotta

CANNOLI DI RICOTTAalt

Ingredienti:
Pasta: 500 g. di farina 00, due tuorli, 25 g. di alcool, 20 g. di sugna, vino (al posto del vino e l’ alcool si può usare del vino rosso invecchiato), sugna per friggere.
Esecuzione:
Fare la fontana con la farina e nel centro mettere lo strutto, i due tuorli e impastare con l´alcool e il vino fino ad ottenere una pasta abbastanza consistente. Fate riposare un pochino la pasta coperta con un tovagliolo (1/2 ora circa). Tirare poi una sfoglia dello spessore di 2 o 3 mm e tagliare la sfoglia in cerchi di diametro di 10 cm. circa. Avvolgere ogni cerchio di pasta negli appositi cannelli (un tempo erano di canna, oggi si trovano di latta). Badare a saldare bene i due lembi di pasta, poi friggere i cannoli in abbondante sugna. Quando saranno dorati, colarli sopra una carta assorbente. Lasciare raffreddare e poi sfilare i cannoli dai cannelli.
 
Ripieno:
Ricotta, zucchero,canditi tritati, cioccolata a pezzetti.
 
Esecuzione: mescolare la ricotta con lo zucchero e passare il tutto a setaccio perché deve risultare come una crema. Aggiungere i canditi e il cioccolato e mescolare bene. Riempire i cannoli, pareggiare le due estremità con la lama bagnata di un coltello e decorare con mandorle brustolite tritate molto finemente. In ultimo spolverare con zucchero a velo.
 
Categorie
Sicilia

Arancini al riso

Arancini al riso

Ingredienti: per 6/8 personealt
+ 1Kg di riso;
+ 1 latta di piselli da 250 gr;
+ 3 uova sode;
+ provola quanto basta;
+ sugo;
+ carne macinata;
+ cacio cavallo grattugiato o parmigiano a vostro piacere;
+ Zafferano per colorare e insaporire il riso;
 
Arancini al Riso procedimento:
Bollire il riso, salando a propria discrezione e aggiungere lo zafferano.
A cottura ultimata, impastare parte del riso con il sugo, il formaggio grattugiato e tre uova sbattute che fungono da collante.
Fare delle palline di riso bianco+zafferano con una mano e con l’altra aggiungere il condimento (dei pezzetti di uovo sodo, provola, carne macinata, piselli) richiudere l’arancino con altro riso bianco+zafferano. Continuate cosi fino a finire tutto il riso.
Prima di friggere l’arancini passarli nell’ uovo sbattuto poi nella mollica di pane grattugiato, infine mettete in una pentola almeno 4 litri di olio (a vostro piacere) fate friggere per poi immergere gli arancini appena creati.
Attenzione!
Comprimere bene gli arancini senza fare fuoriuscire il condimento.
Per poter operare in sicurezza consigliamo di utilizzate un grambiule che copra l’intero busto, le mani e le braccia, ricordate che l’olio caldo è pericoloso e nel friggere potrebbe fuoriuscire.
Utilizzate un mestolo di legno per uscrire l’arancini dall’olio e metteteli a colare su carta assorbente 
Categorie
Sicilia

Guida Agrigento

Guida Agrigento

Quali sono i posti da visitare a Agrigento? Qui puoi trovare una guida di Agrigento e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Agrigento.

"Te invoco città di Persefone, città la più bella fra quante albergo son d’uomini,
o amica del fasto che presso Acragante ferace di greggi, ti levi sul clivo turrito;
O Signora, gradisci benevola, e teco si accordino gli uomini e i Numi, da Mida le
foglie del serto Pito gradisci e lui stesso, che vinse gli Ellèni nell’arte cui
Pallade un giorno rinvenne intrecciando la nenia feral delle Gòrgoni".
(Ode Pitia XII)

Nell’esaltare Mida, vincitore alle Olimpiadi, così Pindaro cantava Akràgas, l’odierna Agrigento, nel V secolo a.C. Agrigento, capoluogo di provincia con circa 60.000 abitanti, fu fondata nel VI secolo a.C. La sua storia millenaria è sintetizzata nei vari nomi che essa ebbe: fu Akràgas per i Greci, Agrigentum per i Romani, Kerkent per gli Arabi, Girgenti per i Normanni. Girgenti era anche il nome ufficiale della città fino al 1929, anno in cui mutò il suo nome nell’attuale.

Posta a 230 metri sul livello del mare, sulla collina di Girgenti, la città gode di una posizione splendida. Famosa per la sua bellezza, i suoi traffici e le sue favolose ricchezze, Agrigento fu anche un fiorente centro culturale, patria del filosofo Empedocle, frequentata da Pindaro e Simonide, visitata da Cicerone, descritta da Virgilio nell’Eneide. Dal medioevo fino ai nostri giorni, ha richiamato e ispirato diversi filosofi, scrittori, poeti e pittori. Solo per citare i più noti: Ludovico Ariosto, Johann Wolfgang Goethe, Guy de Maupassant, Alexandre Dumas, Anatole France, Murilo Mendes, Lawrence Durrell, Francesco Lojacono, Nicolas de Stael, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello.

Storici e geografi antichi, descrivono le meraviglie e le ricchezze di Akràgas, città con 300.000 abitanti. Anche Polibio che visitò Agrigento al tempo della seconda guerra punica – quando la città era, dopo la sua grande catastrofe, in uno stato d’irreparabile decadenza – ne celebra tuttavia i resti dell’antico splendore. Oltre ai templi famosissimi, fra le cose più celebrate dell’antica Agrigento erano gli acquedotti – costruiti da Feace – che alimentavano d’acqua le case e le monumentali fontane della città. Questi acquedotti toglievano l’acqua dai monti a tergo della città, che allora erano coperti di secolari boscaglie, quindi umidi e freschi.

L’Agora, spaziosa quant’altra mai, era adorna di monumenti: la Necropoli dalle tombe magnifiche dei più illustri e facoltosi cittadini, gareggiava in splendore colla città dei vivi. Lassù, ove ora sorgono ruderi di mura antiche, sulla Rupe Atenea, si vedevano i templi di Minerva, di Giove Atabirio e di Giove Polieo: ove ora sta la Cattedrale sorgeva la mole imponente della Rocca. E giù sui clivi dell’ondeggiante montagna, inclusa nell’ampio circuito di tante miglia, col diametro dalla rupe Atenea al Tempio di Giove Olimpio, dalla Porta di Gela all’Acropoli – sopra un’altra sotterranea città – si stendeva tutta la città, ricca di fastosi edifici, tagliata a larghe vie, ombreggiate di mirti, di cedri, di pioppi.
Il centro storico di Agrigento conserva sostanzialmente l’impianto urbanistico tipico di una cittadina islamica, con una struttura irregolare e un’intricata rete di stradine, vicoli e cortili. Esso comprende ancora oggi edifici – chiese, monasteri, conventi, e palazzi nobiliari – che fecero della città di Girgenti una perla del Medioevo. Anche se il centro storico è degradato dal tempo, e bisognoso di ristrutturazione, si possono ancora visitare alcuni dei monumenti principali, come la Cattedrale di San Gerlando, il Monastero-Abbazia di Santo Spirito, le porte delle Cinta Muraria, e vari palazzi nobiliari. Frutto di stili di costruzione a volte totalmente diversi, le chiese contengono all’interno veri e propri tesori d’arte sacra molto spesso sconosciuti al grande pubblico.
La visita del centro storico inizia a Porta di Ponte e si snoda attraverso la via Atenea, cuore di questa parte storica di Agrigento, lunga arteria ricca di bei palazzi d’epoca e di numerosi edifici sacri. Essa si snoda sinuosa per quasi tutto l’asse della città che si diparte dalla monumentale Porta di Ponte, o Porta Atenea e le viuzze adiacenti: Chiesa di San Pietro, Monastero di Santo Spirito, Palazzo Celauro, Chiesa di San Francesco, Chiesa del Purgatorio, i misteriosi Ipogei.

Lasciato subito sulla destra il complesso dell’ex ospedale civico, costruito nel XVI secolo a ridosso della chiesa di San Giovanni dei Teutonici, oggi in completa rovina, sempre sulla destra s’imbocca la stretta via Porcello che, attraversando l’antico quartiere del Pojo, conduce all’abbazia di Santo Spirito, uno dei più bei monumenti siciliani. Costruito nel 1260, il complesso è formato dalla Chiesa e dall’adiacente Monastero Cistercense. Il Monastero, chiamato anche “Badia Grande”, risale al 1290, ed è impreziosito da un magnifico chiostro quadrangolare, uno dei più antichi e meglio conservati della Sicilia. All’interno vi sono conservati alcuni affreschi risalenti ai secoli XIV e XVI.
Ci s’inoltrerà nell’antico abitato medievale, passando per Santa Maria dei Greci. Questa chiesa, costruita nel XII secolo, poggia le sue fondamenta sul basamento di un tempio dorico del V secolo a.C., che alcuni ritengono essere quello di Athena, sull’acropoli di Akràgas. La visita si potrà concludere alla Cattedrale, fondata verso la fine dell’XI secolo dal vescovo agrigentino Gerlando.

Un secondo itinerario, altrettanto importante e certamente irrinunciabile, è la cosiddetta Passeggiata Archeologica che conduce alla Valle dei Templi. Qui, nell’area dell’omonimo Parco Archeologico e Paesaggistico, si possono ammirare i “gioielli” di Agrigento, ossia i vari templi dorici, fra i più belli della Magna Grecia, che hanno reso e tuttora rendono unica questa città. E’ ben noto che la Valle dei Templi di Agrigento è la massima espressione della civiltà greca classica in Sicilia. Immersa nell’incanto di un paesaggio caratterizzato da mandorli che già a gennaio si coprono di una nuvola di candidi fiori bianchi e profumati, essa sorge sul fianco di una collina che degrada dolcemente verso il mare, incorniciata dal letto dei fiumi Akràgas e Hipsas.

Categorie
Sicilia

Sicilia Trasporti

Trasporti
Il percorso dell’A18, la prima autostrada aperta in Sicilia.

L’A29dir Alcamo-Trapani vista da Segesta.

Strade

La Sicilia dispone di varie autostrade, che collegano tra loro le principali città della regione. Essa è la regione con più rete autostradale nel suo territorio.

    * Autostrada A18 Italia.svg L’A18 Messina – Catania, che collega le due maggiori città della Sicilia orientale, a pedaggio. Nel 2003 ha registrato un traffico di circa 28 milioni di autoveicoli. È molto importante anche per l’assenza di adeguate vie alternative per il traffico pendolare. Nel tratto in provincia di Messina l’autostrada è un seguito di ponti e gallerie, dato che i Monti Peloritani giungono fino al mare; in provincia di Catania l’Etna scende dolcemente verso il mare e dunque spariscono le gallerie (centri principali attraversati: Taormina, Giarre, Acireale); l’autostrada è completata dalla Autostrada A18dir Italia.svg diramazione A18dir della lunghezza di 5 km che porta verso il centro di Catania.

    * Autostrada A18 Italia.svg L’A18 Siracusa – Rosolini, che collega il capoluogo areturseo ad alcuni dei maggiori centri della sua provincia. Al momento non è un’autostrada a pagamento ma nel futuro è previsto il completamento dei caselli autostradali e l’applicazione del pedaggio; centri principali attraversati: Avola, Noto, Rosolini;

    * Autostrada A19 Italia.svg L’A19 Palermo – Catania, che collega le due metropoli principali, non a pagamento. Ha rotto lo storico isolamento dell’interno della regione. Attraversa caratteristiche zone scarsamente abitate, eccezion fatta per il tratto lungo il Mar Tirreno in provincia di Palermo, e i collegamenti via autobus permanenti sono assicurati dalla SAIS Autolinee S.p.A.; centri principali attraversati: Enna, Caltanissetta e le due zone industriali di Termini, vicino Palermo e Dittaino, vicino Enna;

    * Autostrada A20 Italia.svg L’A20 Messina – Palermo, completata nel luglio 2005 dopo oltre 20 anni di lavori, è un importante asse autostradale a pedaggio che permette di raggiungere le due città facilitando gli spostamenti, soprattutto commerciali. Nel 2003 ha registrato un traffico di circa 21 milioni di autoveicoli. Corre lungo il Mar Tirreno con ponti e gallerie in perenne successione, tranne nella zona di Milazzo; centri principali attraversati: Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto, Patti, Capo d’Orlando, Sant’Agata di Militello, Cefalù, Termini Imerese e Bagheria.

    * Autostrada A29 Italia.svg L’A29 Palermo – Mazara del Vallo, e la diramzione Autostrada A29dir Italia.svg Alcamo – Trapani, entrambe senza caselli, collegano il capoluogo con la parte occidentale della regione. Essa è l’autostrada in cui nello svincolo di Capaci, morì il giudice Giovanni Falcone sua moglie e la sua scorta, in tale svincolo per entrambi i sensi di marcia sono stati posti due colonne metalliche per ricordare la tragedia.È priva di stazioni di rifornimento. Centri principali attraversati: Alcamo, Castellammare del Golfo, Castelvetrano, Mazara del Vallo.

    * Italian traffic signs – raccordo autostradale 15.svg La RA15 o Tangenziale di Catania è un asse viario di fondamentale importanza della lunghezza di 24 km che permette di bypassare il centro urbano di Catania. Mette in comunicazione l’A18 per Messina con l’A19 per Palermo e l’autostrada per Siracusa, oltre a diverse strade statali della Sicilia orientale.

    * Italian traffic signs – Autostrada CT-SR.svg L’autostrada Catania-Siracusa, al momento priva di numerazione, è stata aperta al transito nel dicembre del 2009 ed ha una lunghezza totale di 25 km. Collega il RA15 (tangenziale di Catania) all’uscita Augusta-Villasmundo della SS114 Orientale Sicula dove senza soluzione di continuità prosegue con caratteristiche autostradali fino all’autostrada Siracusa-Gela (A18); centri principali attraversati: Lentini-Carlentini.

Lavori in corso

È in fase di progettazione definitiva la tratta autostradale di completamento dell’A18 Siracusa – Gela (completata solo sino a Rosolini) ed è in fase di elaborazione la chiusura dell’anello della A29/A29dir, da Mazara del Vallo a Birgi.

Il 23 dicembre 2009 sono stati avviati i primi cantieri, relativi ai lavori propedeutici, del ponte sullo stretto di Messina. Sono in corso, inoltre, i lavori di adeguamento a 4 corsie della statale Agrigento-Caltanissetta; in fase avanzata sono i progetti per adeguare a caratteristiche autostradali anche la Palermo-Agrigento e la Catania-Ragusa: come si vede, i 3 progetti principali oggi in corso riguardano la creazione di assi di penetrazione nel sud dell’Isola, quasi del tutto privo di autostrade. Inoltre nei piani della regione è anche prevista una superstrada Castelvetrano-Agrigento-Gela per chiudere l’anello della rete stradale siciliana.

Ferrovie

La stazione della Ferrovia Circumetnea a Randazzo.

La Sicilia è connessa al resto della penisola dal gruppo nazionale FS (Ferrovie dello Stato) e da Trenitalia. Tuttavia la rete ferroviaria siciliana non è molto sviluppata in termini di capacità. Comunque sia, le ferrovie collegano tutte le province. Le ferrovie elettrificate a 3 kV (tensione nazionale ferroviaria) costituiscono oltre il 60% (800 km) di tutte le linee di questa regione, mentre i restanti 583 km di linea sono percorsi dai soli mezzi Diesel.

Le linee a doppio binario (esclusi i raddoppi in fase di attivazione) sono 169 km e sono presenti parzialmente solo sulle direttrici essenziali, quali la Messina-Palermo (tirrenica) e la Messina-Catania-Siracusa (dorsale jonica), mentre per il restante 88% sono a binario unico (1.209 km)[17]. Le linee attuali sono in gran parte risalenti ai primi decenni dell’unità d’Italia, eccetto la tratta Caltagirone-Gela aperta all’esercizio alla metà degli anni settanta e la variante della galleria dei Peloritani all’interno del comune di Messina tra la stazione centrale peloritana e Villafranca Tirrena. Esiste quindi un’impellente esigenza di ammodernamento e riprogettazione degli itinerari che non decolla per cronica mancanza di stanziamenti,scusa della classe politica dirigente locale soprattutto e anche nazionale corrotta e inefficiente. Da segnalare tuttavia i lavori di ammodernamento con raddoppio della tratta Palermo-Messina, iniziati molti anni fa, di velocizzazione della Palermo-Agrigento e di potenziamento della tratta Fiumetorto-Caltanissetta Xirbi. Permane ancora chiusa nonostante la sua validità turistica la ferrovia della Valle dell’Alcantara, fino a Randazzo, chiusa inspiegabilmente anni fa dopo un parziale ammodernamento. A livello nazionale la Sicilia oltre ad essere terminale del famoso corridoio 1 che collegherà Berlino a Palermo collegando la pensiola scandinava al bacino del Mediterraneo, la regione rientra almeno a livello progettuale nella mappatura delle ferrovie ad alta velocità italiane.A questo proposito le linee Palermo-Messina;Messina-Catania-Siracusa;Palermo-Caltanissetta-Catania;, dovrebbero essere interessate dal raddoppiamento prima e dall’ammodernamento dopo per potere accogliere treni eurostar e ad alta velocità di utlima generazione.Nel 2009 RFI ha ultimato i lavori, per il doppio binario tra Rometta e Pace del Mela, in modo da completare tutta la tratta ad alta capacità Messina-Patti (intervento propedeutico al Corridoio 1 Berlino-Palermo diretto).Mentre è del tutto scomparsa la vasta rete ferroviaria statale a scartamento ridotto, che collegava numerosi centri intra-regionali tra loro e con la rete FS, rimane attiva e con un buon programma turistico, la Ferrovia Circumetnea che effettua il periplo del vulcano Etna da Catania Borgo a Riposto, con un consistente programma di rinnovamento e potenziamento, parzialmente eseguito nel tratto cittadino, a Catania, che collegherà il centro a Paternò con treni di tipo moderno a scartamento ordinario su linea a doppio binario.Sono state dismesse anche la linea Palermo-Corleone-San Carlo, nel 1953 e la Castelvetrano-San Burgio-San Carlo.

Aeroporti
Piazzale di sosta dello scalo di Punta Raisi
Edificio principale dell’Aereporto di Trapani-Birgi

La Sicilia è una delle regioni più all’avanguardia nel traffico aereo italiano, principalmente per via dei crescenti afflussi turistici e del fatto che sia un’isola alquanto distante delle grandi aree urbane del nord; è servita da tre aeroporti internazionali e da due che hanno collegamenti di linea:

    * Aeroporto di Catania Vincenzo Bellini, sesto scalo nazionale per volume di traffico.[18]
    * Aeroporto di Palermo Falcone e Borsellino, decimo scalo italiano per numero di passeggeri
    * Aeroporto di Trapani-Birgi Vincenzo Florio, ventitreesimo scalo italiano per numero di passeggeri, fortemente in crescita, che effetta giornalmente con un gran numero di compagnie voli per città italiane ed europee. Civile e militare.
    * Aeroporto di Comiso Vincenzo Magliocco, in corso di attivazione, probabilmente nel 2010, si prevede sarà di grande importanza poiché al centro delle province di Ragusa, Caltanissetta, Enna, Siracusa e della parte Sud del catanese.

Esistono anche altri aeroporti minori:

    * Aeroporto di Lampedusa, con collegamenti anche dal Nord Italia.
    * Aeroporto di Pantelleria, tra gli aeroporti, situati in territorio insulare, più organizzati.
    * Aeroporto di Palermo-Boccadifalco, che è stato sostituito anni fa dall’attuale scalo di Punta Raisi, ma che tende ad essere rilanciato per il grande flusso di passeggeri del capoluogo siculo, attualmente ospita un aeroclub.

    * Aeroporto di Sigonella, (LICZ) (militare italiano ed americano).

Porti

Il traffico marittimo ha i suoi maggiori punti di riferimento nei porti di Messina, Palermo, Catania, Augusta, Trapani e Gela.

Il porto di Messina è il più grande porto naturale attrezzato della Sicilia, utilizzato sia come porto commerciale che militare (è sede di uno storico arsenale militare) e che, con il movimento annuo di circa 10 milioni di passeggeri, è il primo porto italiano nel settore. In provincia va inoltre ricordata l’importanza del porto di Milazzo, che effettua collegamenti con le isole Eolie.
I cantieri e le torri del porto di Palermo

Il porto di Palermo è uno degli scali merci e passeggeri più importanti del Mediterraneo, storicamente il più antico di Sicilia e proprio intorno a lui si sviluppò la prima città. Infatti Palermo significa proprio "tutta porto"; Il porto di Palermo nell’Ottocento divenne sede di prestigiose compagnie di navigazione, negli ultimi anni ha avuto molta importanza il settore crocieristico, settore nel quale ha registrato enormi aumenti che lo hanno reso una delle mete preferite d’Italia e prima meta del meridione. I suoi cantieri sono tra i più attivi dell’Italia, e ogni anno sono tante le parti di navi qui costruite.

I porti di Messina, Catania e Riposto sino al 1860 erano fra i principali porti commerciali del Mediterraneo in quanto dal primo partiva il grano e la seta per quasi tutta l’Europa, dal secondo manufatti, prodotti agricoli e zolfi semilavorati, dal terzo soprattutto vini del comprensorio etneo. Infatti per millenni la Sicilia era chiamata "il granaio d’Europa" ed era fiorentissima l’industria manifatturiera grazie alle coltivazioni del baco da seta che faceva concorrenza alla Cina e che fu boicottata dal governo centrale per favorire la nascitura industria manifatturiera del nord est d’Italia, appena liberato dal dominio austriaco. La Sicilia, inoltre aveva numerose cave d’argento, nonché tante cave di marmo che furono chiuse (nonostante molte ne siano rimaste nel trapanese). Non rimaneva alla Sicilia che l’industria agrumicola e quella dello zolfo che abbisognavano per sopravvivere di linee ferrate per il trasporto delle merci ai porti che furono realizzate in forte ritardo, per cui i porti di Messina, Catania e Riposto (agrumicolo), persero ben presto d’importanza. Questo settore presenta, ancora, enormi potenzialità inespresse a causa dell’insufficienza delle strutture portuali e delle vie di comunicazione, stesso discorso per il settore commerciale, crocieristico e diportistico.

Si colloca quarto scalo siciliano, il porto di Trapani, che ai tempi dei Romani assieme al porto di Marsala rivestiva una grande importanza nel Mediterraneo, sia per il sale e la sua esportazione, ma anche per il tonno rosso e il corallo, per cui Trapani è oggi una meta ricercata in tutto il mondo. Attualmente Trapani effettua collegamenti giornalieri con i maggiori porti del Nord e centro Italia, con le isole Egadi, e persino con la Tunisia e la Sardegna. In provincia di Trapani vanno annoverati anche il più grande porto peschereccio della Sicilia, il porto di Mazara del Vallo. Inoltre si ricordi il porto di Marsala che collega alle isole Egadi e Pantelleria, e il porto turistico di Castellammare del Golfo. Testimonianza dell’archeologia navale è Marsala, dove sono stata rinvenute diverse navi puniche; le stesse battaglie combattute nelle Egadi e zone circostanti tra romani e cartaginesi, e prima tra Greci e Fenici (ad esempio Mothia) hanno lasciato resti di una grande attività e civiltà marinara, sin dal passato.

Il porto di Gela, che è il sesto dell’isola per tonnellate di merci movimentate, sposta soprattutto prodotti petroliferi e carichi secchi in quanto serve il polo petrolchimico della città; il vicino porto rifugio ha invece carattere turistico e commerciale.

Considerando i flussi turistici va ricordato anche il porto di Porto Empedocle in provincia di Agrigento, famoso per essere l’unico scalo italiano ad effettuare, via mare, una traversata diretta per le isole Pelagie.

Infine occorre ricordare altri porticcioli minori, specialmente quelli delle mete turistiche, Cefalù, San Vito Lo Capo, e quelli dedicati alla pesca come Scoglitti, Porto Palo e molti altri.

In Sicilia si ha una forte carenza di porti turistici in grado di gestire l’importante traffico diportistico, con la possibilità di una buona ricaduta occupazionale ed economica, anche se è in fase di realizzazione il porto turistico di Siracusa nell’attuale molo S.Antonio; un altro importante porto è quello di Marina di Ragusa che ha iniziato le attività il 3 luglio del 2009, ha una capienza di oltre 800 posti barca e sarà uno dei 3 "porti Hub turistici" della Sicilia; da non dimenticare, infine, il porto di Pozzallo che, oltre al trasporto merci, viene impiegato per più collegamenti quotidiani con Malta. Il vero problema è spesso legato a motivazioni burocratiche (lentezza nell’approvazione dei piani regolatori) ma anche quello di reperire i fondi necessari all’ammodernamento e alla gestione delle strutture stesse. Altri porti turistici sono in realizzazione nel trapanese, nel messinese e nel palermitano.

Categorie
Sicilia

Agricoltura Sicilia, vini allevamento industria

Agricoltura

Aranci sicilianiLa discontinuità dell’approvvigionamento idrico non impedisce all’agricoltura di essere una delle grandi risorse economiche della regione. Notevole è la produzione dei cereali – tra cui il frumento, specie della pregiata varietà grano duro, essenziale per la produzione delle migliori qualità di pasta – che già rendeva la Sicilia importante per i Romani (l’isola era infatti chiamata il granaio di Roma). È abbondante quella delle olive, che assicura un’ottima produzione di olio.

Ben nota è la coltura degli agrumi: i cui centri più importanti sono Paternò, Francofonte, Scordia, Lentini. Qui si producono aranci, limoni e mandarini, insieme a mandaranci, bergamotti, cedri e pompelmi di grande pregio, i fichi d’India e le carrube. Non mancano neppure gli ortaggi, che a partire dagli anni sessanta hanno conquistato sempre più mercati in virtù delle coltivazioni in serra, estese soprattutto nella zona sud orientale, come i famosi pomodorini di Pachino, o legumi come il lupino. Importante è la produzione dei carciofi di cui il territorio niscemese è uno dei più grandi produttori europei. Tra la frutta secca spiccano per qualità le mandorle, le nocciole ed il pistacchio – pregiato quello di Bronte – che sono alla base di molti prodotti dolciari. Un importante contributo viene anche dalla coltivazione intensiva di specie, una volta esotiche, come il kiwi di eccellente qualità e perfino di Vino Marsalamango, nella zona del Fiumefreddo. La carota novella di Ispica, la ciliegia dell’Etna, l’olio d’oliva dei Monti Iblei, dei colli nisseni e delle colline ennesi, il limone Interdonato della Messina jonica, il limone di Siracusa, il melone di Pachino e il pistacchio verde di Bronte sono prodotti a denominazione di Origine Protetta – Protezione Transitoria Nazionale con decreto ministeriale. Uno dei frutti più tipici è il "kaki" (in italiano caco o loto). Famosa per i "kaki" è Misilmeri, che nel mese di novembre fa la sagra a questo buonissimo frutto. Un’altra peculiare produzione siciliana è quella delle sbergie. Questo frutto, dolce e profumato, costituisce un endemismo che trova diffusione solo nella Valle del Niceto. A tutt’oggi a Modica, la cioccolata è preparata seguendo antiche ricette sudamericane, importate in epoca spagnola, e fa un uso di spezie che le conferiscono un gusto unico.

La tradizionale coltivazione della vite consente la produzione di ottimi vini, sia rossi sia bianchi, che sono sempre più conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. La produzione, pur notevole, stentava un tempo ad inserirsi nei mercati a causa della eccessiva frammentazione dei produttori e di imprecisi standard qualitativi; essa ha avuto una svolta decisiva a partire dagli anni novanta, quando l’impiego di nuove tecniche enologiche, i finanziamenti pubblici che hanno facilitato l’arrivo di grandi produttori di vino da altre parti d’Italia e anche dall’estero, la nascita di una scuola universitaria locale di enologi (Università di Palermo facoltà di Agraria con sede staccata a Marsala presso l’Istituto Agrario "A. Damiani"), hanno favorito la rinascita dei vini siciliani, già famosi in epoca romana, e la loro affermazione a livello internazionale delle sue D.O.C. e la nascita della D.O.C.G.Cerasuolo di Vittoria.

Tra i vitigni autoctoni più noti sono:

I ROSSI

Nero d’Avola, il Nerello Mascalese, il Frappato che concorre insieme al Nero d’Avola alla D.O.C.G. Cerasuolo di Vittoria, il Nerello Mantellato, il Nerello Cappuccio, il Perricone e il Nocera.

I BIANCHI

l’Insolia, il Grillo, il Catarratto, il Grecanico, il Carricante, la Minnella Bianca, il Moscato di Pantelleria detto anche Zibibbo e la Malvasia delle Lipari.

Ma ormai si coltivano e si imbottigliano con notevoli risultati qualitativi anche lo Cardonnay, il Sauvignon, il Merlot, il Syrah, il Cabernet, il Petit Verdot, il Pinot Noir e altre varietà alloctone.

Un importante e sempre più sviluppato settore è quello della coltivazione, in serra, di fiori pregiati, come ad esempio le orchidee, favorito dal clima caldo-umido che ha raggiunto e superato per produzione quello di altre regioni tradizionalmente produttrici. Oggi i fiori di Sicilia vengono acquistati e spediti in tutta l’Europa.

Inoltre è presente il mercato ortofrutticolo più grande d’Italia a Vittoria.

In Sicilia, circa 650 mila ettari di terreno sono dedicati all’agricoltura di semina e 400 mila alle colture permanenti.

Nella piana di Gela viene coltivato anche il cotone; il prodotto siciliano costituisce il 78% della produzione nazionale.

Allevamento

Sono allevati ovini, caprini ed equini, mentre i bovini, un tempo presenti in numero limitato, oggi sono allevati soprattutto nella provincia di Ragusa, dove si allevano animali della razza frisona e razza modicana. Quest’ultimi producono un latte molto sostanzioso, benché in quantità scarse rispetto ai bovini d’allevamento (è una razza semi-addomesticata), utilizzato principalmente nella produzione di formaggi freschi ("provole"), del piacentino ennese, con l’aggiunta di zafferano, o del caciocavallo ragusano, l’unico del genere in Sicilia ad avere meritato il marchio DOP. Una tipica razza di equini di razza sanfratellana viene allevata sui Nebrodi, nella zona di San Fratello, da cui prende nome. La superficie dedicata ai prati e ai pascoli in Sicilia raggiunge i 235 mila ettari.


Pesca

La pesca costituisce una risorsa preziosa per la Sicilia. Molti sono i porti con estese flotte di navi pescherecce; tra questi il più importante è quello di Mazara del Vallo, ma non è l’unico: Sono importanti anche quello di Sciacca, il porto di Licata, di Porto Empedocle, quello di Pozzallo e di Portopalo. Si pescano, oltre al pesce spada nella zona dello stretto di Messina, anche il tonno, le sardine, le alici e gli sgombri, ovvero il pesce azzurro tipico del Mar Mediterraneo, che consente di fornire all’industria conserviera la materia prima necessaria alla produzione del pesce in scatola e del pesce affumicato. Nel trapanese e a Marzamemi si produce la bottarga, che viene esportata anche all’estero.

A Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, ma anche in altre zone marine della costa mediterranea della Sicilia, si pratica l’allevamento di pesci come spigole, orate, tonni (ingrasso); a Ganzirri, nella zona nord di Messina, quello di ostriche e mitili. Inoltre a Trapani ben note sono le saline da cui sin dall’antichità si produce finissimo sale marino.

Energia

Uno dei due Piloni dello Stretto, si tratta del Pilone di Torre Faro, posto nella striscia di terra siciliana più a nord-est

Un elettrodotto che supera lo stretto di Messina esporta dalla Sicilia una parte dell’energia elettrica che in essa è prodotta, ma soprattutto consente alla regione di ricevere oltre la metà dell’energia proveniente dal nord Europa, richiesta dai 5 milioni di abitanti siciliani. L’energia principale, più una parte di quella ausiliaria prodotta dalle centrali energetiche della regione, viene utilizzata nelle città e per le linee ferroviarie elettrificate da 3 KV. Dalla società di sviluppo e gestione di elettrodotti Terna si farà un secondo elettrodotto tra Sorgente e Rizziconi nonché il potenziamento della rete della regione fino a 380KV.

Anche se le centrali tradizionali sono abbastanza diffuse e hanno una buona produzione, le fonti alternative, nonostante le enormi potenzialità in merito che ha la Sicilia, sono ancora poco diffuse: sono sperimentali alcune centrali eoliche, mentre verrà presto attivata ad Enna, nel Polo Industriale del Dittaino, una centrale utilizzante le biomasse per produrre energia a bassi costi, il primo impianto di questo tipo esistente nell’Italia meridionale. Nei pressi di Adrano tra il 1981 e il 1987 venne costruita dall’Enel, nell’ambito di un progetto europeo, la Centrale Solare Eurelios che produceva 1 Megawatt di potenza; tuttavia è, a tutt’oggi, disattivata.

Negli anni novanta è stata costruita, nella zona di Sortino, una centrale idroelettrica che produce energia utilizzando un salto di oltre 100 metri creato fra due laghi artificiali costruiti appositamente. Questa centrale, la prima nel suo genere, fu costruita per poter sostenere i massicci consumi diurni delle industrie della zona di Priolo. Infatti il bilancio termico della centrale è pressoché a valore zero in quanto parte dell’energia prodotta di giorno viene poi utilizzata di notte per pompare l’acqua al bacino superiore.

Industria

Presenti nel territorio diverse realtà industriali, concentrate nei distretti di Gela, Augusta, e Milazzo, con industrie di trasformazione chimica, petrolifera ed energetica. Sono da ricordare, inoltre, gli stabilimenti automobilistici FIAT di Termini Imerese e quelli di componenti elettronici della STMicroelectronics di Catania.

Attività estrattive

Le miniere di zolfo delle province di Enna, Caltanissetta e Agrigento sono state chiuse, a partire dalla metà del XX secolo, a causa della forte concorrenza dello zolfo americano estratto con il metodo Frasch e quindi venduto a prezzi notevolmente più bassi; il diverso processo estrattivo in Sicilia era divenuto troppo costoso e perciò scarsamente remunerativo. Altre miniere di sali potassici, utilizzati in vari settori dell’industria, sono state chiuse, alla fine degli anni ottanta, nel territorio della provincia di Caltanissetta essendo divenuta più conveniente economicamente l’importazione dall’Est europeo. In passato, erano fiorenti anche l’estrazione del gesso e della pietra-pece nel ragusano (per l’estrazione di idrocarburi) anche queste però sono state marginalizzate nel corso del Novecento.

Importante è attualmente, dal sottosuolo siciliano, l’estrazione del petrolio che proviene dai pozzi di Ragusa e che costituisce il 90% della produzione italiana. Altri pozzi sono stati trivellati, negli anni novanta al largo delle coste meridionali siciliane, nel Canale di Sicilia dove sono state installate alcune piattaforme petrolifere visibili al largo di Licata. Sono presenti anche giacimenti di gas metano.