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Ragù alla bolognese

Ragù alla bolognese alt

 
Il ragù bolognese (in dialetto ragó, mentre con sufrétt, soffritto  si intende il pesto iniziale di cipolla, carota e sedano) è un tipico ragù di carne della cucina bolognese. Il sugo è tradizionalmente servito con le tagliatelle  all’uovo (tagliatelle alla bolognese), ma è usato anche per condire altri tipi di pasta come le lasagne al forno (arricchito con la besciamella) ed il tipico piatto povero del passato: la polenta.

Un uso molto comune all’estero del ragù è per condire gli spaghetti (erroneamente chiamati spaghetti alla bolognese, piuttosto comuni nel Nord Europa e venduti perfino in lattina): tale piatto, ormai diffuso anche in Italia, non è certamente da attribuirsi alla cucina bolognese, in quanto gli spaghetti non fanno parte della tradizione emiliana che ha sempre preferito la pasta all’uovo rispetto alle più meridionali paste secche.

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Emilia Romagna

Stato: Italia
Zona: Italia nord-orientale
Capoluogo: Bologna
Superficie: 22.123 km²
Abitanti: 4.254.219 (31/08/2007)alt
Densità: 192,3 ab./km²
Province: Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini
Comuni: Elenco dei 341 comuni

L’Emilia-Romagna è una regione dell’Italia settentrionale di 4.254.219 abitanti (demo.istat.it 31/08/2007), con capoluogo Bologna.
È bagnata a est dal Mar Adriatico, confina a nord con il Veneto e la Lombardia, a ovest con il Piemonte e la Liguria, a sud con la Toscana, le Marche nonché la Repubblica di San Marino. Essa è composta dall’unione di due regioni storiche: l’Emilia, che comprende le province di Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Ferrara e buona parte della provincia di Bologna, con il capoluogo, e la Romagna, con le rimanenti province di Ravenna, Rimini, Forlì – Cesena e la parte orientale della provincia di Bologna (Imola e zone limitrofe). La Romagna storica comprende peraltro piccoli territori nelle Marche e in Toscana.
Le aree che costituiscono la regione attuale sono popolate fin da tempi remotissimi, come ci indicano vari ritrovamenti: il caso più famoso è quello del sito di Monte Poggiolo, presso Forlì, dove sono stati rinvenuti migliaia di reperti datati a circa 800.000 anni fa, a dimostrazione che la zona era già abitata nel Paleolitico  

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Basilica di Santa Maria in Porto, Ravenna


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La Basilica di Santa Maria in Porto sorse allepoca di Onorio.
La facciata, maestosa ed imponente  fu modificata nella seconda metà del XVIII secolo. L’interno del tempio è in stile rinascimentale ed è diviso in tre navate.
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Chiesa di San Giovanni Evangelista, Ravenna


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Chiesa di San Giovanni Evangelista - RavennaLa chiesa di San Giovanni Evangelista a Ravenna, visibile in prossimità della stazione ferroviaria, venne costruita per volontà di Galla Placidia in seguito ad un voto fatto all’evangelista Giovanni  durante la traversata che da Costantinopoli la condusse a Ravenna nel 424: viste le pessime condizioni atmosferiche, la sovrana promise che, se avesse toccato terra, avrebbe costruito una chiesa dedicata a Giovanni nel luogo dello sbarco.

Nel Medioevo la chiesa divenne la sede di un gruppo di monaci benedettini che vi costruirono accanto un importante monastero. Nel ‘300 la chiesa e il monastero furono rinnovati seguendo il gusto gotico; di quell’intervento resta l’interessantissimo portale. La chiesa fu privata dei suoi mosaici nel 1747.

Durante la Seconda guerra mondiale la chiesa venne bombardata e in seguito ristrutturata.

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Basilica di San Francesco, Ravenna


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Tomba di DANTE nella Basilica di San Francesco, RavennaLa basilica fu eretta poco dopo la metà del V secolo dal Vescovo Neone, che la dedicò ai SS. Apostoli. I muri originali non esistono più, perché la chiesa è stata completamente rifatta nel X-XI secolo. Di poco anteriore a questa ricostruzione è il campanile quadrato, alto quasi 33 metri. Nel 1261 la chiesa fu affidata ai Frati Conventuali, e da allora prese il nome attuale. In essa, nel 1321, si svolsero i funerali di Dante, che venne sepolto nei pressi della chiesa.
L’edificio prospetta su una piccola piazza e si presenta semplice e lineare; la facciata, in povero laterizio a vista, è mossa al centro da una piccola bifora. L’interno, diviso in tre navate da due file di antiche colonne marmoree e coperto da un soffitto medioevale a chiglia rovescia di nave, s’impone per la semplicità e l’armonia delle sue linee architettoniche. Queste linee fanno confluire lo sguardo del visitatore verso l’abside finestrata, sotto al cui presbiterio rialzato si svolge il vano d’una cripta ad oratorio, di poco anteriore all’anno 1000. Visibile attraverso alcune aperture, la cripta è costantemente invasa dalle acque. Il suo pavimento è costituito da quello dell’antica costruzione del V secolo, tanto che vi si intravedono dei resti musivi, fra cui uno che reca un’iscrizione latina sulla sepoltura del fondatore, il Vescovo Neone. L’altare è costituito da un sarcofago del V secolo. All’interno della chiesa si conservano due antichi sarcofagi di marmo, attribuiti alla fine del IV secolo o alla prima metà del V.
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Palazzo dell’Arengo, Rimini


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Il Palazzo dell’Arengo è un maestoso edificio in stile Romanico-Gotico di Rimini, situato in piazza Cavour.
Sormontato da merlature, qui si riuniva, nel tardo medioevo, il consiglio del popolo riminese. Il palazzo, eretto nel 1204, conserva al piano superiore affreschi della scuola riminese del 1300.

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Basilica Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna


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Esterno della Basilica Sant'Apollinare Nuovo - RavennaLa basilica di Sant’Apollinare Nuovo è una basilica a Ravenna; è stata fatta erigere da Teodorico nel 505 per il culto ariano della sua gente e nel VI secolo fu consacrata a quello cattolico dopo la conquista della città da parte dell’Impero bizantino. La basilica è un importante esempio dell’arte ravennate.

Storia
La basilica venne fondata da Teodorico all’inizio del VI secolo con il nome di Domini Nostri Iesu Christi; era dedicata al culto ariano e fu la chiesa palatina di Teodorico.

Con la conquista della città da parte dei bizantini (540) iniziò un programma di restaurazione dell’ortodossia cattolica che comportò la cancellazione o la trasformazione dei precedenti edifici legati ai goti e all’arianesimo. Giustiniano donò quindi la basilica alla Chiesa e la riconsacrò a San Martino di Tours, avversario di ogni eresia. La situazione di Sant’Apollinare Nuovo fu emblematica , dove era presente nella fascia sopra gli archi che dividono le navate un ciclo di mosaici con temi legati alla religione ariana, che fu, su iniziativa del vescovo Agnello, cancellata e ridecorata. Si salvarono solo gli ordini più alti della decorazione (con le Storie di Cristo e con i santi e profeti), mentre nella fascia più bassa, quella più grande e più vicina all’osservatore, si procedette a una vera e propria ridecorazione che salvò solo le ultime scene con le vedute del Porto di Classe e del Palatium di Teodorico, sebbene epurate per una damnatio memoriae di tutti i ritratti, che probabilmente appartenevano a Teodorico stesso e ai suoi dignitari.

La basilica assunse il suo nome attuale solo intorno al IX secolo dopo che vi furono portate le reliquie del santo dall’omonima basilica di Classe per sottrarle al pericolo delle scorrerie dei pirati.

Planimetria
L'interno della basilica sant'apollinare nuovo di RavennaSi tratta di un edificio a tre navate, privo di quadriportico e preceduto dal solo nartece, che, in area ravennate, viene più propriamente chiamato àrdica (dall’adattamento bizantino nàrtheka del termine greco classico nàrthex, nartece).

Esternamente si presenta con una facciata a capanna, realizzata in laterizio. Nella parte superiore si trova, esattamente al centro, una grande e larga bifora in marmo, sormontata da altre due piccolissime aperture, l’una a fianco dell’altra. Il nartece presenta un tetto spiovente, che dalla facciata scende verso le colonne portanti. Queste sono in marmo bianco e creano un notevole contrasto con la scurezza dell’edificio vero e proprio. Nella parte anteriore sinistra rispetto alla Basilica, si innalza verso il cielo un campanile dalla pianta circolare, anch’esso in mattoni.

La navata centrale, larga il doppio di quelle laterali, termina con un’abside semicircolare, ed è delimitata da dodici coppie di colonne poste una di fronte all’altra che sorreggono archi a tutto sesto.

Mosaici
Cristo divide le pecore dai capretti, Sant'Apollinare NuovoCome tutte le chiese di Ravenna dei periodi imperiale (fino al 476), ostrogotico (fino al 540) e giustinianeo (dal 540  in poi), anche Sant’Apollinare Nuovo è decorata con meravigliosi e coloratissimi mosaici. Tuttavia essi non risalgono alla stessa epoca: alcuni sono teodoriciani, altri risalgono alla ridecorazione voluta dal vescovo Agnello, quando l’edificio venne riconsacrato al culto cristiano cattolico.

Le pareti della navata centrale sono divise in tre fasce ben distinte dalle decorazioni musive.

La fascia più alta è decorata da una serie di riquadri intervallati dal motivo allegorico di un padiglione con due colombe. I riquadri presentano scene della vita di Cristo e sono particolarmente curati nei dettagli, anche se in antico si trovavano ancora più in alto (per via della subsidenza) e quindi la loro lettura era tutto sommato ardua. Alcune scene permettono di evidenziare alcune evoluzioni dell’arte del mosaico nell’epoca di Teodorico. La scena del Cristo che divide le pecore dai capretti ricorda quella del Buon Pastore del Mausoleo di Galla Placidia, ma le differenze sono notevoli (è passato poco meno di un secolo): le figure non sono più disposte in uno spazio in profondità, ma appaiono schiacciate l’una sull’altra, con molte semplificazioni (alcuni animali non hanno nemmeno le zampe). La rigida frontalità e la perdita del senso del volume nel Cristo e negli angeli imprime un innegabile senso ieratico. Nella scena dell’Ultima cena Cristo e gli apostoli sono raffigurati similmente alle raffigurazioni romane paleocristiane, e le proporzioni gerarchiche (Cristo più grande delle altre figure) rientrano nel filone dell’arte tardoantica "provinciale" e "plebea".

La fascia mediana ha riquadri tra le finestre che incorniciano solide figure di Santi e Profeti dalle vesti ombreggiate e morbidamente panneggiate. Essi, nonostante l’indefinito fondo oro, si dispongono su un piano prospettico.

Palazzo di TeodoricoLa fascia inferiore, la più grande, è anche quella maggiormente manomessa. Sulla parete di destra (guardando verso l’altare), è raffigurato il famoso Palazzo di Teodorico, riconoscibile dalla scritta latina PALATIUM (Palazzo) nella parte bassa del timpano. Gli edifici interni rappresentati sono mostrati in prospettiva ribaltata. Ciò significa che quello che si vede corrisponde a tre lati del peristilio, schiacciati su un unico piano. Tra una colonna e l’altra sono tesi dei drappeggi bianchi e decorati in oro, che coprono le ombre di antiche figure umane rimaste dopo che una parte del mosaico fu condannata alla distruzione: per una sorta di damnatio memoriae tutte le figure umane (quasi certamente Teodorico stesso e membri della sua corte) vennero cancellate e si notano ancora le ampie parti di colore leggermente diverso (a riprova di una ricostruzione avvenuta in un momento diverso) e le incontrovertibili tracce sulle colonne bianche, dove spuntano qua e là delle mani.

Le colonne che sorreggono gli archi del palazzo sono candide e slanciate (nella realtà dovevano essere in marmo) e terminanti con capitelli in tipico stile corinzio. Sopra gli archi, che riportano motivi di angeli che tendono festoni floreali, si trova una lunga teoria di archetti bassi protetti da parapetti, e sormontati dal tetto in tegole. Questo doveva probabilmente essere un lungo terrazzo coperto.

Il Porto di ClasseDi là dal Palazzo si notano alcuni edifici basilicali o a pianta centrale che hanno la funzione di rappresentare, sinteticamente e simbolicamente, la città di Ravenna.

Sulla parete di fronte è raffigurato invece il porto di Classe, che in quel tempo era il più grande di tutto l’Adriatico, nonché una delle principali sedi della flotta imperiale romana. Sulla sinistra, i tasselli del mosaico compongono la figura di tre imbarcazioni allineate verticalmente, che sostano sull’acqua azzurra e calma del porto, in un’insolita prospettiva "a volo d’uccello", che ne risalta l’ampiezza. Da ambedue le parti esse sono protette da una coppia di alte torri in pietra. Continuando verso destra, si possono osservare le alte e possenti mura merlate cittadine, all’interno delle quali si intravedono vari edifici notevolmente stilizzati: un anfiteatro, un portico, una basilica, una costruzione civile a pianta centrale coperta da un tetto conico. Sopra la porta d’ingresso alla città, sull’estrema destra, si leggono le parole latine: CIVI CLASSIS (Città di Classe).
Mosaici della navata

Mosaici della navataLe contrapposte processioni di Santi Martiri e Sante Vergini, sempre nel registro inferiore, furono eseguite nel periodo di dominazione bizantina (quando Ravenna era un Esarcato dipendente da Costantinopoli) ed evidenziano alcuni dei caratteri dell’arte propria dell’Impero d’Oriente quali: la ripetitività dei gesti, la preziosità degli abiti, la mancanza di volume (con il conseguente appiattimento o bidimensionalità delle figure). E ancora: l’assoluta frontalità, la fissità degli sguardi, la quasi monocromia degli sfondi (un abbacinante oro), l’impiego degli elementi vegetali a scopo puramente riempitivo e ornamentale, la mancanza di un piano d’appoggio per le figure che, pertanto, appaiono sospese come fluttuanti nello spazio.

L’abside venne distrutta da un terremoto e poi ricostruita, e per questo motivo è completamente priva di mosaici (che quasi sicuramente dovevano essere simili a quelli dell’ omonima chiesa a Classe).

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Basilica di Sant’Apollinare in Classe, Ravenna


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La basilica di Sant’Apollinare in Classe è una basilica situata a circa 5 chilometri dal centro di Ravenna. È stata costruita nella prima metà del VI secolo, finanziata da Giuliano Argentario per il vescovo Ursicino; fu consacrata nel 547  dal primo arcivescovo Massimiano ed è stata dedicata a sant’Apollinare, il primo vescovo di Ravenna.

All’interno della basilica le pareti sono spoglie, eccetto la zona absidale, ricoperta da un “manto policromo” di mosaici, risalenti ad epoche diverse. Al centro della basilica, sul luogo del martirio del Santo, è collocato un altare antico.

Nel registro superiore della zona absidale, che si estende orizzontalmente per tutta quanta la larghezza dell’arco, è raffigurato Cristo dentro un medaglione circolare. Ai suoi lati, in mezzo ad un mare di nubi stilizzate, stanno i simboli alati degli evangelisti: l’Aquila (Giovanni), l’Uomo alato (Matteo), il Leone (Marco), il Vitello (Luca).

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Basilica di Sant’Agata Maggiore, Ravenna

La facciata e la torre campanariaLa Basilica di Sant’Agata Maggiore è una delle chiese più antiche di Ravenna, situata nel cuore della città, a pochi passi dalla Basilica di San Francesco e dalla Tomba di Dante. La chiesa fu costruita nel V secolo, anche se l’attuale aspetto è dovuto ai restauri degli inizi del Novecento  con i quali la chiesa riacquistò le sue forme originali paleocristiane.

Storia
La basilica di Sant’Agata Maggiore (definita maggiore poiché, nel medioevo, a Ravenna vi erano altre due chiese dedicate alla Santa) sorse nel periodo tardoantico (V secolo) in posizione prospiciente il fiume Padenna, ora scomparso, il cui corso è ricalcato attualmente dall’asse di Via Mazzini. La basilica, come anche quella più famosa di San Vitale, fu edificata probabilmente sotto il vescovo Pietro II (494-519), il cui monogramma  si trova nella navata centrale, anche se è il vescovo Giovanni I (477-494) da ritenersi il vero fondatore. Tuttavia, l’abside fu probabilmente edificata nel secolo successivo, sotto il vescovo Agnello (556-569), con il contributo economico del banchiere ravennate  Giuliano Argentario, che aveva finanziato anche la costruzione della Basilica di San Vitale (Ravenna).

La chiesa originaria aveva il pavimento a circa 2,50 metri al disotto dell’attuale. Al posto dell’attuale giardino, un tempo cimitero, antistante la facciata della chiesa, si trovava un quadriportico, demolito nel Cinquecento  per far posto al campanile, nel quale si aprivano le tre porte della chiesa (sono ancora visibili gli architravi delle due porte laterali, ora interrate). Sempre nel giardino, si trovano dei pezzi di colonne, forse proprio quelle del quadriportico.

Contemporaneamente all’edificazione della torre campanaria (1560), all’interno della chiesa sono stati installati quattro altari rinascimentali, ancora in loco, situati nelle navate laterali. Nell’aprile del 1688, a causa di un terremoto, la decorazione musiva che adornava l’abside è andata totalmente perduta, eccetto che per alcuni frammenti. Dopo l’evento sismico, che danneggiò la struttura della chiesa, il piano del pavimento fu rialzato di 2,50 metri e l’abside, ormai disadorna, fu arricchita arricchita di suppellettili barocche. Verso la fine dell’Ottocento, poi, durante alcuni scavi, è stato ritrovato l’antico pavimento musivo paleocristiano, attualmente conservato altrove. Durante i restauri radicali del 1913-1918, condotti da Giuseppe Gerola, tutte le aggiunte barocche furono demolite e la facciata fu impreziosita dal bel protiro e dalla bifora rinascimentali. Durante i bombardamenti del 1944, l’abside fu quasi totalmente distrutta e con essa tutto ciò che restava degli affreschi rinascimentali. Il suo antico assetto è stato recuperato durante i restauri degli anni ’60, quando sono state riaperte le sue grandi finestre. Gli ultimi restauri risalgono agli anni ’80, quando furono rifatti il tetto ed il pavimento. Attualmente (2010) la chiesa è visitabile ed officiata regolarmente.

 

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Rocca Brancaleone, Ravenna


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La Rocca Brancaleone fu costruita nel XV secolo dai veneziani e oggi ospita uno dei parchi di Ravenna.

La Rocca si divide in due parti: la rocca propriamente detta, dove risiedeva il castellano, e la cittadella, che ospitava invece le truppe di stanza. Sopra l’ingresso della rocca, nella cosiddetta Torre della Cappella, sono presenti due bassorilievi: uno raffigurante il Leone di san Marco (attribuito a Marino di Marco Cedrini) e l’altro una “Madonna col Bambino”.

Gli elementi principali della fortificazione sono il Torrione della Scala, il Torrione dell’Olio, il Torrione della Munizione, il Torrione della Cittadella, il Torrione di Mezzo, il Torrione dell’Orto, il Torrione Rotto e la Torre Fiorentina (o Torre della Ghiacciaia).

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