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Sicilia

Panini Panelle: ricetta Palermitana

Lasciati conquistare da un’avventura culinaria che stuzzicherà le tue papille gustative e ti trasporterà direttamente nelle strade trafficate della Sicilia. Oggi ci addentreremo nel regno dei sapori irresistibili, dove i panini Panelle, croccanti all’esterno e cremosi all’interno, regnano sovrani. Immagina questo: frittelle di ceci dorate e fritte, adagiate comodamente tra due fette di pane croccante, che armonizzano consistenze e sapori in una sinfonia di delizie.

Come amanti del cibo, siamo sempre alla ricerca di quella ricetta che promette di portare la nostra esperienza culinaria a nuovi livelli. Ecco i panini Panelle, un amato street food siciliano che racchiude tutto ciò che amiamo del comfort food con un tocco gourmet. Con ogni boccone, intraprenderai un viaggio di sapori che danzano sul tuo palato, offrendoti un’esperienza sensoriale senza eguali. Unisciti a me per scoprire i segreti dietro la preparazione di queste prelibatezze e scoprire la chiave per padroneggiare l’arte di preparare a casa i perfetti panini Panelle.

Le origini delle Panelle: un viaggio culinario attraverso la Sicilia

Prima di immergerci nella ricetta e nelle tecniche per preparare i perfetti sandwich Panelle, prendiamoci un momento per esplorare le origini di questo delizioso street food siciliano. Le Panelle, note anche come cecina o farinata, sono un alimento base della cucina siciliana da secoli.


La leggenda narra che le Panelle siano nate durante il dominio arabo in Sicilia, che durò dal IX all’XI secolo. I ceci furono introdotti nella regione dai commercianti arabi e divennero rapidamente un ingrediente popolare grazie alla loro versatilità e al loro valore nutrizionale. La gente del posto iniziò a macinare i ceci fino a ottenere una farina e a usarla per preparare vari piatti, tra cui queste frittelle croccanti.


Nel tempo, le Panelle sono diventate un amato cibo da strada in Sicilia, in particolare a Palermo. I venditori allestivano le loro bancarelle nei mercati affollati e servivano queste delizie ai passanti affamati. Oggi, puoi ancora trovare le Panelle vendute nei carretti del cibo o nei piccoli negozi in tutta l’isola.

Ingredienti essenziali per preparare delle Panelle perfette

Per ricreare a casa i sapori autentici della Sicilia, per i tuoi panini Panelle avrai bisogno di alcuni ingredienti chiave:

Consigli e trucchi per friggere le panelle alla perfezione

Friggere le Panelle richiede un po’ di finezza per ottenere quella croccantezza dorata irresistibile. Ecco alcuni consigli e trucchi per aiutarti a padroneggiare l’arte:

Conclusione: abbraccia il fascino senza tempo dei panini Panelle

Mentre concludiamo il nostro viaggio culinario attraverso la Sicilia, è chiaro che i panini Panelle sono un must per ogni appassionato di cibo. Queste delizie croccanti e cremose racchiudono l’essenza del comfort food con un tocco gourmet. Che li gustiate per le strade di Palermo o nel comfort della vostra casa, i panini Panelle soddisferanno sicuramente la vostra voglia di gusto.


Allora perché non lanciarsi in un’avventura in cucina e ricreare questo classico siciliano? Con gli ingredienti giusti, le tecniche e un pizzico di creatività, potrai creare dei deliziosi panini Panelle che ti trasporteranno direttamente nelle vivaci strade della Sicilia.


Non perdere questa opportunità di stuzzicare le tue papille gustative e di provare il fascino senza tempo dei panini Panelle. Preparati ad assaporare ogni boccone e a concederti un capolavoro culinario che celebra i ricchi sapori e le tradizioni della cucina siciliana.

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Sicilia

Deliziosamente croccanti: la ricetta degli arancini siciliani direttamente dal cuore d’Italia

arancino sicilianoNel cuore dell’Italia, dove l’arte culinaria incontra una tradizione secolare, si cela un piatto così delizioso che incarna l’essenza stessa della cucina siciliana. Immagina di mordere un esterno dorato e croccante solo per essere accolto da un’esplosione di bontà saporita all’interno: questa è la magia degli arancini siciliani. Queste deliziose palline di riso, realizzate con amore con una miscela segreta di ingredienti tramandata di generazione in generazione, non sono solo uno spuntino; sono un assaggio di storia, un viaggio verso le coste baciate dal sole della Sicilia.

Mentre ci addentriamo nei segreti dietro l’irresistibile croccantezza e la gustosa perfezione degli arancini siciliani, preparati a intraprendere un’avventura gastronomica senza eguali. Dall’attenta selezione del miglior riso Arborio all’abile processo di formatura e riempimento, ogni fase della creazione di questi capolavori culinari è un lavoro d’amore. Unisciti a noi mentre sveliamo il mistero della ricetta degli arancini siciliani, portando un pezzo di patrimonio culinario italiano direttamente nella tua cucina. Preparatevi a stuzzicare il vostro palato e a trasportare i vostri sensi nelle pittoresche strade della Sicilia con ogni boccone di queste prelibatezze.

Come preparare il ripieno perfetto per gli arancini siciliani: una sinfonia di sapori

Quando si tratta di arancini siciliani, il ripieno è ciò che distingue questo piatto e lo rende davvero speciale. La combinazione di sapori e consistenze all’interno di queste croccanti palline di riso è una sinfonia per le papille gustative. Immergiamoci nei segreti per creare il ripieno perfetto per i tuoi arancini siciliani fatti in casa.


Il ripieno tradizionale degli arancini siciliani è costituito da ragù, un sugo di carne cotto a fuoco lento, combinato con piselli e mozzarella. Il ragù è fatto facendo sobbollire carne macinata di manzo o maiale con cipolle, aglio, pomodori e un mix di erbe e spezie. Questo sugo di carne ricco e saporito infonde a ogni boccone degli arancini un sapore incredibile.


Oltre al ragù, i piselli sono un componente essenziale del ripieno. Aggiungono un’esplosione di freschezza e dolcezza che bilancia la ricchezza del sugo di carne. Assicurati di usare piselli freschi o surgelati piuttosto che quelli in scatola per un gusto e una consistenza ottimali.


Per portare i tuoi arancini siciliani a un altro livello, considera di aggiungere cubetti di mozzarella al ripieno. Mentre mordi gli arancini, sarai accolto da un formaggio fuso filante che aggiunge un ulteriore strato di indulgenza. La mozzarella aiuta anche a legare insieme gli ingredienti, assicurando che ogni palla di riso mantenga la sua forma durante la frittura.


Se vi sentite avventurosi e volete dare un tocco personale alla tradizione, ci sono infinite possibilità per ripieni creativi. Potete sperimentare diversi tipi di carne come salsiccia o pollo al posto di manzo o maiale nel vostro ragù. I vegetariani possono sostituire funghi o lenticchie con un’opzione sostanziosa a base vegetale.


Per chi preferisce i frutti di mare, considerate di incorporare gamberi o granchi nel ripieno. Questi sapori delicati si sposano magnificamente con l’esterno croccante degli arancini. Potete anche aggiungere un tocco di zafferano al riso per un colore giallo brillante e un sapore terroso sottile.


In definitiva, il ripieno per i tuoi arancini siciliani è limitato solo dalla tua immaginazione. Sentiti libero di mescolare e abbinare gli ingredienti per creare le tue combinazioni di sapori distintive. Che tu rimanga fedele alla tradizione o ti avventuri in territori culinari inesplorati, ogni boccone di queste deliziose palline di riso ti trasporterà direttamente sulle assolate coste della Sicilia.

Impanatura e frittura: il segreto per una croccantezza perfetta

Ora che abbiamo imparato l’arte di creare un ripieno stuzzicante per i nostri arancini siciliani, è tempo di dedicare la nostra attenzione a ottenere quella perfetta crosticina esterna. Il processo di impanatura e frittura è fondamentale per creare arancini con una croccantezza irresistibile.


Il primo passaggio per impanare gli arancini è ricoprirli di farina. Questo aiuta a creare una superficie asciutta che consente ai successivi strati di uovo sbattuto e pangrattato di aderire correttamente. Assicurati di scrollarti di dosso la farina in eccesso prima di passare al passaggio successivo.


Poi, immergi ogni pallina di riso nelle uova sbattute, assicurandoti che siano completamente ricoperte. La doratura delle uova funge da legante, aiutando il pangrattato ad aderire alla superficie degli arancini. Aggiunge inoltre ricchezza e sapore al prodotto finale.


Infine, rotola ogni arancino nel pangrattato fino a ricoprirlo completamente. Il pangrattato Panko funziona particolarmente bene perché conferisce una croccantezza extra. Premi delicatamente su ogni pallina di riso per assicurarti che il pangrattato aderisca saldamente.


Quando si tratta di friggere gli arancini, è importante usare un olio di alta qualità con un punto di fumo elevato, come l’olio vegetale o di canola. Riscalda l’olio in una pentola profonda o in una friggitrice a circa 350°F (175°C). Questa temperatura assicura che gli arancini cuociano in modo uniforme e sviluppino un colore marrone dorato senza diventare unti.


Immergere con attenzione gli arancini impanati nell’olio bollente usando una schiumarola o delle pinze. Friggerli in piccole quantità per evitare di affollare troppo la pentola, il che può abbassare la temperatura dell’olio e far diventare gli arancini mollicci. Cuocere ogni lotto per circa 4-5 minuti, o finché non saranno croccanti e dorati su tutti i lati.


Una volta che gli arancini sono fritti alla perfezione, trasferiscili su un piatto rivestito di carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Lasciali raffreddare leggermente prima di servirli, perché il ripieno sarà bollente.

Variazioni e creatività: dare una svolta alla tradizione

Sebbene gli arancini siciliani tradizionali siano innegabilmente deliziosi, non c’è niente di male nel dare sfogo alla propria creatività e dare un tocco personale a questo piatto classico. Esploriamo alcune varianti che aggiungeranno entusiasmo e nuovi sapori ai tuoi arancini fatti in casa.


Se ami il formaggio, considera di aggiungere diversi tipi di formaggio al ripieno. Il gorgonzola o il formaggio blu possono dare un tocco piccante, mentre la ricotta aggiunge cremosità. Puoi anche sperimentare la combinazione di più formaggi per un’esplosione di bontà al formaggio.


Per un tocco vegetariano, sostituisci il ragù di carne con un ripieno di verdure saporite. Funghi saltati, spinaci e pomodori secchi sono delle aggiunte eccellenti. Puoi anche incorporare erbe come basilico o origano per un’esplosione di freschezza in più.


Se vi sentite avventurosi, perché non provare gli arancini dolci? Invece di ripieni salati, usate ingredienti come la Nutella o le conserve di frutta combinate con il mascarpone. Queste palline di riso ispirate ai dessert sono perfette per chi ha un debole per i dolci.


Un altro modo per essere creativi è sperimentare forme e dimensioni diverse. Mentre gli arancini tradizionali sono rotondi, puoi anche trasformarli in coni o cilindri. Queste forme uniche non solo hanno un aspetto impressionante, ma offrono anche un’esperienza di consistenza diversa.


Ricordate, la chiave per varianti di successo è mantenere un equilibrio di sapori e consistenze. Non abbiate paura di provare nuove combinazioni, ma tenete a mente che il ripieno deve completare l’esterno croccante di riso.

Conclusione: portiamo la Sicilia sulla tua tavola

In conclusione, gli arancini siciliani sono una delizia culinaria che unisce i ricchi sapori e le tradizioni della Sicilia. Con la loro crosticina dorata e croccante e i deliziosi ripieni, queste palline di riso stupiranno sicuramente amici e familiari.


Seguendo la nostra ricetta per il ripieno perfetto e padroneggiando il processo di impanatura e frittura, puoi ricreare questo amato piatto italiano nella tua cucina. Che tu rimanga fedele alla tradizione o lasci che la tua creatività voli con varianti uniche, ogni boccone dei tuoi arancini fatti in casa ti trasporterà direttamente sulle coste baciate dal sole della Sicilia.


Quindi, raccogli gli ingredienti, rimboccati le maniche e preparati per un’avventura gastronomica senza eguali. Lascia che gli arancini siciliani diventino un punto fermo sulla tua tavola, portando gioia e delizia a ogni pasto.

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Monumenti da visitare Sicilia

Torre di Federico II di Enna: Una Gemma Medievale nel Cuore della Sicilia

La Torre di Federico II, situata nel cuore di Enna, è uno dei simboli più affascinanti della storia medievale siciliana. Questo straordinario monumento, che sorge a oltre 900 metri sul livello del mare, offre una vista mozzafiato sulla città di Enna e sulle colline circostanti, rendendolo una meta imperdibile per chi visita la Sicilia.

Storia della Torre di Federico II

Costruita nel XIII secolo, la Torre di Federico II è un’opera attribuita all’epoca del grande imperatore svevo Federico II di Svevia, noto per essere uno dei più influenti sovrani medievali. La torre, alta circa 24 metri, fu probabilmente utilizzata come punto di avvistamento militare o come residenza fortificata.

La sua posizione strategica garantiva un controllo visivo su gran parte della Sicilia centrale, rendendola un elemento chiave nel sistema difensivo dell’epoca. Oltre a essere un’importante struttura militare, la torre aveva anche un valore simbolico e rappresentava il potere e l’autorità dell’impero svevo sulla Sicilia.

Architettura della Torre di Federico II

La Torre di Federico II è caratterizzata da una forma ottagonale, un dettaglio architettonico che la rende unica nel suo genere. L’interno della torre è diviso in due piani, ciascuno dei quali presenta una grande sala con volta a botte, utilizzata per diverse funzioni durante il periodo medievale.

All’interno, è possibile ammirare i resti di affreschi e decorazioni che testimoniano l’importanza storica e artistica della struttura. La particolarità della torre risiede nella combinazione di elementi architettonici normanni e svevi, un mix che riflette la complessa storia della Sicilia medievale.

Cosa vedere alla Torre di Federico II

La visita alla Torre di Federico II offre una ricca esperienza culturale e storica. Una volta raggiunta la cima della torre, si può godere di una vista panoramica spettacolare su Enna e sulle campagne siciliane. Nei giorni più limpidi, è possibile vedere il Monte Etna e perfino il Mar Mediterraneo in lontananza.

La torre è circondata da un parco verde, ideale per passeggiate rilassanti e per immergersi nell’atmosfera storica e naturale del luogo. È inoltre possibile partecipare a visite guidate, che raccontano la storia e i segreti della torre e della città di Enna.

Come arrivare alla Torre di Federico II

La Torre di Federico II si trova a pochi chilometri dal centro di Enna, ed è facilmente raggiungibile in auto o con mezzi pubblici. Se vi trovate a Enna, potete percorrere un sentiero panoramico che conduce direttamente alla torre, permettendovi di ammirare la bellezza della natura circostante.

Orari di apertura e biglietti

La torre è aperta tutto l’anno, ma gli orari possono variare a seconda della stagione. Si consiglia di controllare in anticipo le informazioni sugli orari di apertura e sui costi dei biglietti, soprattutto in alta stagione, per evitare sorprese.

Conclusione

Visitare la Torre di Federico II di Enna è un viaggio nel tempo, alla scoperta di una delle testimonianze più significative della Sicilia medievale. Che siate appassionati di storia, amanti dell’architettura o semplicemente alla ricerca di un luogo suggestivo da visitare, questa torre rappresenta una tappa obbligatoria nel vostro itinerario turistico in Sicilia.

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Veneto

Bigoli con l’anatra

altI bigoli con l’anatra (o bigoi co’ l’arna in lingua veneta) sono un tipico primo piatto della provincia di Vicenza.

I bigoli sono una pasta fresca preparata con farina, uovo, burro, sale e acqua. Hanno la forma di grossi spaghetti, non bucati, il cui diametro è di circa 3-4mm, tradizionalmente trafilati con un torchio di bronzo (chiamato torchietto bigolaro) che veniva girato a mano, mentre una ragazzina vi sedeva sopra per tenerlo fermo. Si tratta di una pasta tipicamente veneta, consumata con vari sughi particolarmente ricchi di grassi.

I bigoli con l’anitra erano inizialmente tipici della cittadina di Thiene, ma sono stati con il tempo apprezzati in tutta la provincia e possono essere gustati nelle trattorie fino a Padova e Treviso.

La ricetta tradizionale prevedeva che i bigoli fossero cotti nel grasso brodo in cui era stata fatta lessare un’anatra novella (nata 60-90 giorni prima) e che quindi si condissero con un sugo prodotto con burro aromatizzato e frattaglie della medesima anatra.

A Zanè la prima domenica di ottobre è tradizione servire questo piatto, seguito dall’anatra lessa.

Fino agli anni cinquanta si allevavano le anitre domestiche, derivate dal germano reale, in seguito sono state introdotte in Europa le anitre mute, una specie facile da allevare e piuttosto magra e muscolosa.

Attualmente le macellerie vicentine propongono un macinato di carne d’anatra muta per fare un ragù con un procedimento molto simile a quello con cui si produce il ragù comune, ma comunque senza pomodoro. Questo ha reso la ricetta estremamente magra, rispetto al passato, e di realizzazione più semplice.

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Sicilia

Città di Palermo

foto di XeronesPalermo ( Palermu in siciliano) è un comune italiano di 656.361 abitanti, capoluogo  della provincia di Palermo e della Regione Siciliana.

Sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, è il quinto comune italiano per popolazione dopo Roma, Milano, Napoli e Torino, e trentunesimo a livello europeo; è, inoltre, il principale centro urbano della Sicilia. L’area metropolitana di Palermo, che comprende il capoluogo siciliano ed altri 26 comuni, conta una popolazione di 1.040.871 abitanti.

La sua storia millenaria le ha regalato un notevole patrimonio artistico ed architettonico che spazia dai resti di mura puniche per giungere a ville liberty, passando da residenze in stile arabo-normanno, chiese barocche e teatri neoclassici. Per ragioni culturali, artistiche ed economiche è stata tra le maggiori città del Mediterraneo ed oggi è fra le principali mete turistiche della regione e del Sud Italia.

Nel 1860  avvenne lo sbarco dei Garibaldini a Marsala; da lì, grazie all’aiuto dei siciliani, che nel frattempo erano insorti, cominciarono a conquistare l’isola in nome dell’unificazione dell’Italia. Tra il 1860  e il 1866 la città fu soggetta a varie lotte e rivolte, che distrussero non poche strutture architettoniche.

In seguito all’Unità d’Italia, il comune di Palermo intraprese la costruzione di alcune importanti opere architettoniche: il taglio di Via Roma e la costruzione dei due teatri più rappresentativi della città, il Massimo e il Politeama.
I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Nel primo ventennio del XX secolo Palermo attraversò un’epoca florida, con un breve ma intenso periodo liberty. Non interessata dal primo conflitto mondiale, Palermo subì notevoli distruzioni a causa dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, fino ad essere occupata nel luglio 1943 dalle truppe alleate del generale americano George Smith Patton.

Il Novecento è stato caratterizzato, inoltre, dallo sviluppo del fenomeno della mafia: nella lotta contro Cosa Nostra furono colpiti, tra gli altri, Boris Giuliano, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il presidente della Regione Siciliana Pier Santi Mattarella, i magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Gaetano Costa e Rocco Chinnici, il sacerdote del quartiere palermitano di Brancaccio, Don Pino Puglisi e il cinisense Peppino Impastato.

Oggi Palermo è uno dei principali centri d’affari e dei commerci del bacino del Mediterraneo

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Campania

Città di Napoli

altNapoli

(Napule in napoletano) è un comune italiano di 960.349 abitanti, capoluogo  della provincia di Napoli e della regione Campania.

Terzo comune italiano per popolazione dopo Roma e Milano, è una delle 15 città metropolitane italiane, con un agglomerato urbano stimato tra i 3 e i 5 milioni di persone.

È situata in posizione pressoché centrale sull’omonimo golfo, tra il Vesuvio, e l’area vulcanica dei Campi Flegrei. Il suo vasto patrimonio artistico e architettonico è tutelato dall’UNESCO, che, nel 1995, ha incluso il centro storico di Napoli, il più vasto d’Europa, tra i siti del patrimonio mondiale dell’umanità.

Fu fondata tra il IX e l’VIII secolo a.C. da coloni greci; successivamente rifondata come Neapolis (µ¬À¿»¹Â in greco) nella zona bassa tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., viene annoverata tra le principali città della Magna Grecia. Nel corso della sua storia quasi trimillenaria Napoli vedrà il susseguirsi di lunghe e numerose dominazioni straniere, rivestendo una posizione di rilievo in Italia e in Europa.

Dopo l’impero romano, nel VII secolo la città formò un ducato autonomo, indipendente dall’Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per circa seicento anni fu capitale del Regno di Napoli. Da Napoli, agli inizi del XV secolo, sotto Ladislao I di Durazzo, partì il primo tentativo di riunificazione d’Italia; successivamente la città divenne il centro politico dell’Impero Aragonese. Per motivi storici, artistici, politici ed ambientali fu, dal basso medioevo fino all’Unità, tra i principali centri di riferimento culturale, al pari delle altre principali capitali del continente.

Già capitale del Regno delle due Sicilie, dopo l’annessione al Regno d’Italia la città e, in generale, tutto il meridione d’Italia, subirono un relativo declino socio-economico. A Napoli si trova Villa Rosebery, una delle tre residenze ufficiali della Presidenza della Repubblica.

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Veneto

Città di Venezia

Venezia

è un comune italiano di 270.516 abitanti, capoluogo  della provincia di Venezia e della regione Veneto.
È stata inoltre per più di un millennio capitale della Repubblica di Venezia e conosciuta a questo riguardo come “la Serenissima” o “la Dominante”.
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Per le peculiarità urbanistiche e per l’inestimabile patrimonio artistico, Venezia è universalmente considerata una tra le più belle città del mondo ed è annoverata tra i patrimoni dell’umanità tutelati dall’UNESCO: questo fattore ha contribuito a farne la seconda o la terza in competizione con Firenze, città italiana dopo Roma con il più alto flusso turistico, in gran parte dall’estero.
Il territorio comunale si estende su buona parte della Laguna di Venezia ma anche sulla terraferma circostante, comprendendo la vasta area metropolitana che ha per centro Mestre.
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Trentino Alto Adige

I canederli

I canederli alt

 
I canederli o Knödel (nell’alfabeto fonetico internazionale) dal ted. Knot (nodo, grumo) o knedlíky in ceco  sono un primo piatto tipico della cucina tedesca  sudorientale, austriaca, ceca, trentina e altoatesina. Si tratta di grossi gnocchi composti da un impasto a composizione variabile.

Canederli “salati”

In questo caso l’impasto è composto generalmente da cubetti di pane raffermo, latte e uova, (ma esistono varianti che, al posto del pane, prevedono polenta di grano saraceno), solitamente insaporito con aggiunta di speck (o pancetta) (Speckknödel) oppure formaggio (Käseknödel) e prezzemolo, talvolta anche cipolla. Dall’impasto di tutti gli ingredienti vengono modellate delle “palle” di circa 4-6 cm di diametro (il formaggio, nella misura di un cubetto, può essere posto nel cuore del canederlo), che sono poi cotte in acqua salata. Possono essere serviti con il brodo di cottura o anche “asciutti”, con il burro fuso.

Si tratta di un piatto che, nella cucina contadina, permetteva il riciclo del cibo avanzato, e la ricetta è molto antica: una delle prime rappresentazioni artistiche di questo piatto è raffigurata nel ciclo di affreschi romanici che decorano la cappella di Castel d’Appiano. Tipiche pietanze per accompagnare i canederli in versione “asciutta” sono: spezzatino (gulasch), crauti, verza cruda, cicoria selvatica.

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Lombardia

Cassoeula

Cassoeula alt

La cassoeula (da antico cazza), in milanese, italianizzata talvolta in cazzuola o cazzola, oppure bottaggio (probabilmente derivante dal termine francese potage) è un piatto invernale tipico della tradizione popolare milanese e lombarda.

Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou)

Vi sono numerose varianti locali:

* nella tradizione comasca non vi sono i piedini e il battuto di verdure ma viene aggiunto il vino bianco e la testa.
* nella zona occidentale, verso il novarese, tra gli ingredienti si trova anche la carne d’oca.
* nel pavese sono usate solo le puntine.
* nel milanese si utilizzavano anche le orecchie ed il musetto del maiale.
* sempre nel milanese si prepara il Bottaggio che si differenzia per l’utilizzo della carne di pollo in luogo di quella di maiale.

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Piemonte

Bagna càuda

Bagna càudaalt

La bagna càuda, in piemontese, letteralmente, salsa calda) è un tipico piatto  della cucina piemontese, originario in particolare dell’Astigiano, delle Langhe, del Roero  e del Monferrato, nelle province di Cuneo, di Torino, Alessandria e Asti.

È un piatto a base di aglio, olio extravergine d’oliva ed acciughe salate. Per tradizione è un piatto tipico del periodo della vendemmia, quindi da consumare prevalentemente in autunno ed in inverno: una delle leggende sulla sua nascita vuole proprio che venisse preparato per togliere ai vendemmiatori il dolce odore, spesso quasi nauseante, dell’uva pigiata. La bagna càuda si consuma intingendovi vari tipi di verdure di stagione (specialmente cardi, cipolle cotte al forno, peperoni crudi o cotti, foglie di cavolo crude, topinambur, barbabietole cotte a vapore, e tante altre).

Un tempo si usavano solo cardi gobbi, tipici di Nizza Monferrato, i topinambur ed i peperoni conservati nella raspa (ciò che rimaneva del procedimento di vinificazione del grappolo d’uva) e la bagna càuda veniva consumata in maniera conviviale attingendo da un solo contenitore (pèila), posto al centro del tavolo. Oggi sono diventati tradizionali appositi contenitori in terracotta (fojòt) costituiti da una ciotola a cui è sottoposto un fornellino per mantenere calda la salsa. La bagna càuda può essere accompagnata da un vino rosso corposo (se vogliamo rimanere nel tipico ambiente langarolo, possiamo usare il Barbera, il Nebbiolo, il Barbaresco, o il Dolcetto, quest’ultimo particolarmente utilizzato nei pasti quotidiani dell’Albese).