Una celebre tradizione vuole che porti fortuna lanciare una moneta nella fontana volgendole le spalle, perché in questo modo si tornerà sicuramente nella città. Le monete, raccolte quotidianamente, vengono destinate dal comune di Roma ad opere caritatevoli.
È stata profondamente restaurata nel 1998, quando è stata ripulita ed è stato ammodernato e sistemato anche l’impianto idraulico.
La storia della fontana inizia, in un certo senso, ai tempi dell’imperatore Augusto, quando il genero Agrippa fece arrivare l’acqua corrente fino al Pantheon ed alle sue terme grazie alla costruzione dell’acquedotto Vergine (che si può ammirare anche a Piazza del Popolo). Leggendaria è l’origine del nome Vergine che, secondo Frontino, sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (in latino virgo) che indicò il luogo delle sorgenti ai soldati che ne andavano in cerca.
L’Acquedotto dell’acqua Vergine, benché compromesso e assai ridotto nella portata dall’assedio dei Goti di Vitige nel 537, rimase in uso per tutto il medioevo: fu restaurato già dall’VIII secolo, poi ancora dal Comune nel XII e da Niccolò V e Paolo IV a metà del XV secolo, quando l’acqua tornò a fluire abbondante in una grande vasca con tre bocche di notevole portata. Ma le sorgenti originarie furono riallacciate solo nel 1570 da Pio V, che collocò la vasca dal lato opposto di quello della fontana attuale.
Papa Urbano VIII (Barberini) (1623 – 1644) per primo ordina una “trasformazione” della piazza e della fontana a Giovan Lorenzo Bernini, in modo da creare un nuovo nucleo scenografico vicino al proprio palazzo famigliare, Palazzo Barberini, e ben visibile dal Palazzo del Quirinale, sua residenza. Bernini progetta una grande mostra d’acqua, ribaltando ortogonalmente la mostra dell’acquedotto, sino ad arrivare all’allineamento odierno. La mostra da lui progettata, nota da varia documentazione illustrata, era costituita da un’architettura traforata,incentrata sulla statua della vergine Trivia posta su un basamento sotto il livello dell’acqua, a sembrare sbucare dall’acqua stessa. La morte del Papa e il conseguente processo aperto contro la famiglia Barberini dal nuovo pontefice Innocenzo X Pamphilj con la decisione di affidare al Borromini il trasporto dell’acqua Vergine sino a Piazza Navona per realizzare una nuova mostra monumentale dinanzi al proprio palazzo (realizzata per altro sempre dal Bernini), porterà a interrompere lavori a livello della vasca e basamento.
Papa Innocenzo XIII (Conti) (1721- 1724) fa allargare le proprietà della propria famiglia fino alla piazza di Trevi, e il palazzo Poli (i componenti della famiglia erano i duchi di Poli) “ingloba” diversi edifici più piccoli, ed arriva ad affacciarsi dietro alla fontana rimasta incompiuta.
All’inizio del XVIII secolo quello della fontana di Trevi diventa un tema obbligato per i numerosi architetti di passaggio a Roma, e l’Accademia di san Luca ne fa il tema di diversi concorsi. Si conoscono disegni e pensieri di Nicola Michetti, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga ed altri architetti italiani e stranieri.
Tocca a Papa Clemente XII Corsini (1730 – 1740), nel 1731, il compito di riprendere in mano le sorti della piazza e della fontana: nell’ambito delle grandi commissioni del suo Pontificato che porteranno al completamento di grandi fabbriche rimaste incompiute, bandisce un importante concorso per la costruzione di una grande mostra d’acqua che occupi l’intera facciata del palazzo Poli, con grande disappunto dei duchi di Poli, ancora proprietari dell’edificio, che avrebbero visto la facciata del proprio palazzo diminuita di due interassi di finestre e ancor più coronata dallo stemma Corsini. Il bando viene vinto da Nicolò Salvi, e alcuni diranno a “riparazione” del concorso per la facciata di San Giovanni in Laterano. Salvi inizia la costruzione della fontana nel 1732, impostando l’opera secondo un progetto che raccorda influenze barocche e ancor più berniniane al nuovo monumentalismo classicista che caratterizzerà tutto il pontificato di Clemente XII. Egli riprende l’idea di fondo di Urbano VIII e di Bernini, l’idea di narrare, tramite architettura e scultura insieme, la storia dell’Acqua Vergine.
Papa Clemente XII inaugura la fontana nel 1735, con i lavori ancora in corso. Nel 1740, però, la costruzione viene ancora una volta interrotta, per riprendere solo due anni più tardi.
Papa Benedetto XIV (Lambertini) (1740 – 1758) pretende una seconda inaugurazione nel 1744. La prima fase dei lavori termina nel 1747, quando vengono completate le statue e le rocce posticce. Nonostante la morte di Niccolò Salvi (1751), la costruzione prosegue sotto la guida di Giuseppe Panini, che porta finalmente l’opera a compimento nel 1762, sotto Papa Clemente XIII (Rezzonico) (1758 – 1769). Al cantiere, andato avanti per circa un trentennio, hanno lavorato almeno dieci scultori, da Maini a Bracci, oltre al Salvi e al Panini stessi. Alla fine, però, la fontana di Trevi diventa una scenografia e simbolo fondamentale della Roma papale.
Il fatto che l’acquedotto Vergine non sia mai andato completamente in rovina è testimoniato anche dalla bimillenaria stratificazione di costruzioni presente nella zona del Trivium (che era il nome originario di Trevi).
Alla fine degli anni novanta lavori di scavo per ristrutturazione e di consolidamento in un gruppo di immobili presso la fontana portarono alla scoperta di una vasta e complessa area archeologica, oggi riorganizzata e visitabile con il titolo “La città dell’acqua”.
Ne riemersero le tracce di un’insula di età neroniana che dava sul Vicus caprarius, poi convertita in parte in una domus signorile, a metà del IV secolo, e in parte in una grande cisterna di raccolta, per l’appunto, dell’Acqua Vergine. Nello stesso comprensorio, e in parte sovrapposti ai precedenti, sono stati portati alla luce anche resti di edifici del XII e XIII secolo; dell’urbanizzazione di quell’epoca sono del resto visibili le tracce nel portico medioevale conservato sul lato della piazza di fronte alla fontana.
La fontana di Trevi e il cinema Il mondo del cinema non è rimasto indifferente di fronte alla magnificenza ed alla fama della fontana di Trevi. Del 1964 è il film che porta il suo nome – appunto, Fontana di Trevi – girato nel 1964 dal regista Carlo Campogalliani su sceneggiatura di Federico Zardi.
Il monumento è protagonista di una delle scene più famose del cinema italiano e, forse, di quello mondiale: in La Dolce Vita di Federico Fellini, Anita Ekberg si tuffa nella vasca, invitando Marcello Mastroianni a fare lo stesso.
Precedentemente, la fontana era stata protagonista del film statunitense Tre soldi nella fontana, dove la fontana del titolo è proprio quella di Trevi.
In Tototruffa 62 Totò tenta di vendere la fontana ad uno sprovveduto ed ignaro turista, e con essa i diritti d’autore per tutte le foto scattate dagli altri turisti, scatenando in questo modo una serie di gag ed incomprensioni.
La fontana appare come sfondo principale nel videoclip della canzone Thank You for Loving Me del noto gruppo Bon Jovi.
Si è vista nel film :”Lizzie McGuire: da liceale a pop star”
La pesca nella fontana: un’antenna telescopica con magnete a mo’ di amo sono gli attrezzi del mestiere
l'”Asso di Coppe”
Probabilmente l’imponenza stessa della fontana è all’origine di leggende e aneddoti che le si infittiscono attorno.
* Il lancio della monetina: la tradizione più conosciuta e persistente dice che (citata anche nella canzone Arrivederci Roma) lanciando di spalle una moneta dentro la fontana ci si propizia un futuro ritorno nella città. Si ignorano le origini della tradizione, che però potrebbe scaturire nell’usanza di gettare nelle fonti sacre oboli o piccoli doni per propiziarsi la divinità locali.
Il comune di Roma ha deliberato che tutte le monetine recuperate siano destinate alla Caritas della capitale; il che non impedisce a qualche “dilettante” di fare recuperi personali, se non ci sono vigili a guardare.
* L’acqua dell’amore: quando se ne attingeva ancora acqua da bere (e l’acqua di Trevi era considerata tra le migliori di Roma, per non essere calcarea come l’Acqua Marcia; oggi si usa solo per irrigazione e per alimentare le fontane), le ragazze ne facevano bere un bicchiere al fidanzato che partiva – bicchiere che poi frantumavano in segno e augurio di fedeltà.
* L’asso di coppe: sulla destra della fontana c’è un grande vaso di travertino (detto Asso di coppe): le chiacchiere del tempo dicono che il Salvi l’avesse fatto mettere lì per disturbare la vista di un barbiere che aveva bottega lì a fianco e continuava a criticare il lavoro dell’architetto.[2]
* Turisti: oggi piazza di Trevi è un tipico caso di “turismo insostenibile”: affollata ad ogni ora del giorno e della notte da centinaia di turisti, ambulanti, cacciatori di occasioni, è possibile goderne la bellezza praticamente solo fra le 3 di notte e le 9 di mattina, soprattutto d’estate e nei periodi di alta stagione turistica.
Il 19 ottobre 2007 la fontana è stata oggetto di un atto dimostrativo, da molti ritenuto vandalico, rovesciando del colorante a base di anilina nelle sue acque tingendole di un rosso molto vivo. La sera stessa, tuttavia, la fontana è stata ripulita e riportata allo stato precedente in quanto il colorante non era tale da intaccare i marmi, come subitamente temuto. Il gesto è stato rivendicato da un gruppo autodefinitosi di avanguardia futurista attraverso un volantino ritrovato presso la fontana stessa, inneggiante contro l’amministrazione capitolina e gli sprechi, prendendo a pretesto la contemporanea “Festa internazionale del cinema di Roma”. Dopo le indagini della Digos è stato arrestato e successivamente scarcerato Graziano Cecchini, l’autore del «gesto».

Villa Borghese Roma
Il Pantheon Roma
Il Pantheon di Agrippa
Il re chiese che il progetto comprendesse, oltre al palazzo, il parco e la sistemazione dell’area urbana circostante, con l’approvvigionamento da un nuovo acquedotto (Acquedotto Carolino) che attraversasse l’annesso complesso di San Leucio. La nuova reggia doveva essere simbolo del nuovo stato borbonico e manifestare potenza e grandiosità, ma anche essere efficiente e razionale.
I sovrani che gli succedettero (Ferdinando IV, divenuto poi Ferdinando I), Gioacchino Murat, che all’abbellimento della reggia diede un certo contributo, Ferdinando II e Francesco II, col quale ebbe termine in Italia la dinastia dei Borbone, non condivisero lo stesso entusiasmo di Carlo III per la realizzazione della Reggia. Inoltre, mentre ancora nel XVIII secolo non era difficile reperire manodopera economica grazie ai cosiddetti barbareschi catturati dalle navi napoletane nelle operazioni di repressione della pirateria praticata dalle popolazioni rivierasche del nordafrica, tale fonte di manodopera si azzerò nel secolo successivo con il controllo francese dell’Algeria.
Il Palazzo Reale di Napoli
Molo di Palazzo Ducale
La primitiva chiesa di San Marco venne poco dopo sostituita da una nuova, sita nel luogo attuale e costruita nell’832; questa però andò in fiamme durante una rivolta nel 976 e fu quindi nuovamente edificata nel 978 da Pietro Orseolo I. La basilica attuale risale ad un’altra ricostruzione (iniziata dal doge Domenico Contarini nel 1063 e continuata da Domenico Selvo e Vitale Falier) che ricalcò abbastanza fedelmente le dimensioni e l’impianto dell’edificio precedente. La nuova consacrazione avvenne nel 1094; la leggenda colloca nello stesso anno il ritrovamento miracoloso in un pilastro della basilica del corpo di San Marco, che era stato nascosto durante i lavori in un luogo poi dimenticato. Nel 1231 un incendio devasta la basilica di San Marco che viene subito restaurata.