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Monumenti da visitare

Piazza San Marco Venezia

altPiazza San Marco – Venezia

Piazza San Marco, situata a Venezia, è una delle più importanti piazze italiane ed è rinomata in tutto il mondo per la sua bellezza ed integrità architettonica.

E’ l’unica piazza di Venezia, in quanto tutti gli altri spazi urbani a forma di piazza sono propriamente definiti campi. Essa ha forma trapezoidale ed è lunga 170 metri.

Cuore della città lagunare e luogo simbolo dello Stato veneziano, la zona monumentale di Piazza San Marco si compone di tre settori:

* la Piazza propriamente detta, cioè la zona compresa racchiusa fra le Procuratie Vecchie e Nuove e quelle Nuovissime, con uno sviluppo architettonico di rara suggestione sul complesso monumentale della omonima basilica e l’appena prospiciente, svettante, campanile di San Marco.

* la Piazzetta o Piazzetta San Marco, propagine meridionale antistante il Palazzo Ducale e la Libreria, accesso monumentale all’area marciana per chi proviene dal mare attraverso le due famose colonne fronteggianti il Bacino San Marco, sul quale si affaccia il molo di Palazzo Ducale, l’unica riva di Venezia che porti il nome di molo.

* la Piazzetta dei Leoncini, propagine occidentale a lato della basilica e prospiciente il Palazzo Patriarcale, così chiamata per le due statue di leoni accovacciati delimitanti l’area centrale sopraelevata.

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Veneto

Città di Venezia

Venezia

è un comune italiano di 270.516 abitanti, capoluogo  della provincia di Venezia e della regione Veneto.
È stata inoltre per più di un millennio capitale della Repubblica di Venezia e conosciuta a questo riguardo come “la Serenissima” o “la Dominante”.
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Per le peculiarità urbanistiche e per l’inestimabile patrimonio artistico, Venezia è universalmente considerata una tra le più belle città del mondo ed è annoverata tra i patrimoni dell’umanità tutelati dall’UNESCO: questo fattore ha contribuito a farne la seconda o la terza in competizione con Firenze, città italiana dopo Roma con il più alto flusso turistico, in gran parte dall’estero.
Il territorio comunale si estende su buona parte della Laguna di Venezia ma anche sulla terraferma circostante, comprendendo la vasta area metropolitana che ha per centro Mestre.
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Trentino Alto Adige

I canederli

I canederli alt

 
I canederli o Knödel (nell’alfabeto fonetico internazionale) dal ted. Knot (nodo, grumo) o knedlíky in ceco  sono un primo piatto tipico della cucina tedesca  sudorientale, austriaca, ceca, trentina e altoatesina. Si tratta di grossi gnocchi composti da un impasto a composizione variabile.

Canederli “salati”

In questo caso l’impasto è composto generalmente da cubetti di pane raffermo, latte e uova, (ma esistono varianti che, al posto del pane, prevedono polenta di grano saraceno), solitamente insaporito con aggiunta di speck (o pancetta) (Speckknödel) oppure formaggio (Käseknödel) e prezzemolo, talvolta anche cipolla. Dall’impasto di tutti gli ingredienti vengono modellate delle “palle” di circa 4-6 cm di diametro (il formaggio, nella misura di un cubetto, può essere posto nel cuore del canederlo), che sono poi cotte in acqua salata. Possono essere serviti con il brodo di cottura o anche “asciutti”, con il burro fuso.

Si tratta di un piatto che, nella cucina contadina, permetteva il riciclo del cibo avanzato, e la ricetta è molto antica: una delle prime rappresentazioni artistiche di questo piatto è raffigurata nel ciclo di affreschi romanici che decorano la cappella di Castel d’Appiano. Tipiche pietanze per accompagnare i canederli in versione “asciutta” sono: spezzatino (gulasch), crauti, verza cruda, cicoria selvatica.

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Lombardia

Cassoeula

Cassoeula alt

La cassoeula (da antico cazza), in milanese, italianizzata talvolta in cazzuola o cazzola, oppure bottaggio (probabilmente derivante dal termine francese potage) è un piatto invernale tipico della tradizione popolare milanese e lombarda.

Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou)

Vi sono numerose varianti locali:

* nella tradizione comasca non vi sono i piedini e il battuto di verdure ma viene aggiunto il vino bianco e la testa.
* nella zona occidentale, verso il novarese, tra gli ingredienti si trova anche la carne d’oca.
* nel pavese sono usate solo le puntine.
* nel milanese si utilizzavano anche le orecchie ed il musetto del maiale.
* sempre nel milanese si prepara il Bottaggio che si differenzia per l’utilizzo della carne di pollo in luogo di quella di maiale.

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Piemonte

Bagna càuda

Bagna càudaalt

La bagna càuda, in piemontese, letteralmente, salsa calda) è un tipico piatto  della cucina piemontese, originario in particolare dell’Astigiano, delle Langhe, del Roero  e del Monferrato, nelle province di Cuneo, di Torino, Alessandria e Asti.

È un piatto a base di aglio, olio extravergine d’oliva ed acciughe salate. Per tradizione è un piatto tipico del periodo della vendemmia, quindi da consumare prevalentemente in autunno ed in inverno: una delle leggende sulla sua nascita vuole proprio che venisse preparato per togliere ai vendemmiatori il dolce odore, spesso quasi nauseante, dell’uva pigiata. La bagna càuda si consuma intingendovi vari tipi di verdure di stagione (specialmente cardi, cipolle cotte al forno, peperoni crudi o cotti, foglie di cavolo crude, topinambur, barbabietole cotte a vapore, e tante altre).

Un tempo si usavano solo cardi gobbi, tipici di Nizza Monferrato, i topinambur ed i peperoni conservati nella raspa (ciò che rimaneva del procedimento di vinificazione del grappolo d’uva) e la bagna càuda veniva consumata in maniera conviviale attingendo da un solo contenitore (pèila), posto al centro del tavolo. Oggi sono diventati tradizionali appositi contenitori in terracotta (fojòt) costituiti da una ciotola a cui è sottoposto un fornellino per mantenere calda la salsa. La bagna càuda può essere accompagnata da un vino rosso corposo (se vogliamo rimanere nel tipico ambiente langarolo, possiamo usare il Barbera, il Nebbiolo, il Barbaresco, o il Dolcetto, quest’ultimo particolarmente utilizzato nei pasti quotidiani dell’Albese).

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Liguria

Pesto alla genovese

Pesto alla genovese alt

 
Il pesto (pronuncia in lingua ligure: /’pestu/) è un tipico condimento originario della Liguria. Il suo ingrediente base è il basilico (Ocimum basilicum) o meglio, il Basilico genovese. Oltre al basilico, vengono pestati a crudo pinoli e aglio, il tutto condito con parmigiano (e/o pecorino, a seconda delle tradizioni locali) ed olio di oliva extravergine. La prima ricetta del pesto viene fatta risalire all’Ottocento. Anche se certamente essa è debitrice di più antiche salse pestate come l’agliata (versione alla ligure dell’agliata classica), diffusa in Liguria già durante il Rinascimento.

Ingredienti

Secondo la tradizione, questi sono i sette ingredienti del pesto genovese:

* Foglie di basilico di Pra’. Il basilico adatto proviene tradizionalmente dalle coltivazioni poste sulle alture di Pra’, un quartiere di Genova. Questo basilico gode attualmente della denominazione di origine protetta. Basilico comunque ligure può essere usato, mentre si ritiene che il basilico cresciuto fuori dalla Liguria non sia adatto in quanto presenta un lieve gusto di menta.
* Olio extra vergine di oliva ligure. L’olio prodotto in Liguria è tipicamente delicato (non “pizzica”).
* Pinoli italiani. Più gustosi rispetto ad altre qualità.
* Parmigiano-Reggiano o Grana Padano.
* Formaggio pecorino “Fiore Sardo”.
* Aglio di Vessalico.
* Sale marino grosso.

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Veneto

Comune di Vicenza

Comune di Vicenza

VicenzaVicenza (in veneto vicentino Vicensa) è una città di 115.550 abitanti (307.226 abitanti con la cintura urbana), dell’Italia nord orientale, capoluogo dell’omonima provincia (862.477 abitanti) sita nella regione Veneto.
 
È conosciuta come la città del Palladio – che vi realizzò numerose architetture nel tardo rinascimento – ed è un luogo d’arte tra i più importanti non soltanto del Veneto. È infatti meta di turismo culturale con flussi da ogni parte d’Italia ed anche dall’estero. Costituendo una realizzazione artistica eccezionale per i numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio, la città è stata inserita, nel 1994, tra i Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, di cui sono parte anche le ville palladiane del Veneto (dal 1996).
La città è anche un importante centro industriale e economico italiano, cuore di una provincia costellata di piccole e medie imprese il cui tessuto produttivo ha registrato nel 2007 il terzo posto in Italia per fatturato nelle esportazioni, trainate soprattutto dal settore metalmeccanico, tessile e orafo: quest’ultimo raggiunge nel capoluogo berico oltre un terzo del totale delle esportazioni di oreficeria, facendo di Vicenza la capitale italiana della lavorazione dell’oro.
 
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Veneto

Comune di Verona

Comune di Verona

VeronaVerona è una città italiana di 264.475 abitanti, capoluogo della provincia di Verona nel Veneto. È il secondo comune per popolazione della regione e del Triveneto, il terzo dell’Italia nord-orientale e il dodicesimo d’Italia.
Verona è visitata ogni anno da quasi 3 milioni di turisti, molti dei quali stranieri, per via della sua ricchezza artistica e architettonica (tra i monumenti più conosciuti l’Arena e la casa di Giulietta), e per le varie manifestazioni annuali (tra le quali le più importanti la stagione lirica areniana e l’estate teatrale veronese).

La città è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per la sua struttura urbana e per la sua architettura: Verona è uno splendido esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti, rappresenta inoltre in modo eccezionale il concetto della città fortificata, in più tappe determinanti della storia europea.
 
L’Arena di Verona è un anfiteatro romano situato nel centro storico di Verona, icona della città veneta assieme alle figure di Romeo e Giulietta. Si tratta di uno dei grandi fabbricati che hanno caratterizzato l’architettura ludica romana
Durante il periodo estivo viene utilizzato per il celebre festival lirico e vi fanno tappa numerosi cantanti e band.
 
 
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Veneto

Comune di Venezia

Geografia

Come già accennato, il primo nucleo della città, ergo, il centro storico, è costituito da un insieme di isole poste nel mezzo della Laguna di Venezia, sulla costa adriatica nord-occidentale (golfo di Venezia), per un totale di 60.053 abitanti. A queste si aggiungono la maggior parte delle isole dell’estuario (30.295 abitanti) e la terraferma (180.661 ) che con i suoi 130,03 km² di estensione, rappresenta l’83% delle superfici emerse del territorio. Il centro storico è sempre stato isolato dalla terraferma (cosa che in più occasioni ha rappresentato un efficiente sistema difensivo) fino al 1846, quando fu ultimato il ponte ferroviario, affiancato, nel 1933, dal Ponte della Libertà, aperto al traffico stradale; lungo 4 km collega Mestre a Piazzale Roma. Dista circa 37 km da Treviso e 40 km da Padova.

Clima

Il clima di Venezia è quello tipico della Pianura Padana, mitigato per la vicinanza al mare nelle temperature minime invernali (3 °C in media) e nelle massime estive (24 °C in media). Si può considerare un clima di transizione tra il continentale e il mediterraneo. La piovosità raggiunge i suoi picchi in primavera e in autunno e sono frequenti i temporali estivi. In inverno non sono infrequenti le nevicate (ma normalmente la neve tende a sciogliersi rapidamente), tuttavia la notte gela spesso, cosa che coinvolge anche le acque lagunari delle zone più interne. L’elevata umidità può provocare nebbie nei mesi freddi ed afa in quelli caldi.

I venti principali sono la Bora (NE) dominante nei mesi invernali e primaverili, lo Scirocco (SE) in estate e, meno frequente, Libeccio (SW, detto localmente Garbìn).

Ambiente

L’inquinamento dell’aria è un problema ben conosciuto e che coinvolge tutta l’area della pianura padana, anche se è praticamente inesistente il traffico veicolare nella città storica si registrano gli stessi livelli di particolato Pm10 che si registrano sulla terraferma.

Il polo petrolchimico di Marghera genera una emissione di inquinanti nell’aria e nell’acqua della laguna. Una recente indagine ha rilevato le quantità per una serie di sostanze emesse in atmosfera distinte per settore di attività, leggiamo che in un anno (dati relativi al 1999) vengono emesse 23.000 tonnellate di ossidi di azoto, 27.000 t. di ossidi di zolfo, 1500 t. di particelle sospese e ancora metalli come 9 t. di ferro, 3 t. di rame, 1, 5 t. di piombo e così via. Se in un primo tempo, all’inizio del ‘900, il polo industriale era visto come fonte di progresso e di benessere economico, nel corso dei decenni nella popolazione si è sviluppato un atteggiamento sempre più critico, fino a sfociare nel celebre, e tormentato, mega processo al petrolchimico che ha visto fronteggiarsi come parte civile i lavoratori e familiari di lavoratori del petrolchimico, le autorità civili (tra queste la Regione Veneto, la Provincia ed il Comune di Venezia insieme alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell’Ambiente) associazioni ambientaliste e sindacali contro ventotto imputati e responsabili civili le maggiori aziende chimiche (Edison, Enichem, Eni e Montefibre), il processo si è chiuso nel maggio del 2006 con la sentenza di Cassazione.

La Vongola filippina (Tapes philippinarum), differente dalla Vongola verace italiana (Tapes decussatus), detta in veneziano caparòssoBo, introdotta nel Mediterraneo negli anni settanta e recentemente diffusasi in laguna, ha influito sulle forme di pesca tradizionale, la pesca del novellame e la pesca della moBéca; la moBéca è il granchio in una fase dello sviluppo (ovvero, durante il cambiamento della muta) in cui mancano parti dure ed è completamente molle, è una prelibatezza gastronomica e la sua pesca, compiuta ormai da pochi, si svolge secondo una tecnica immutata da secoli, trasmessa di padre in figlio e che richiede una decina di anni per la formazione del pescatore. Negli ultimi anni si sono verificati episodi di criminalità legati alla pesca illegale di vongole in terreni inquinati

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Veneto

Comune di Treviso

Comune di Treviso

TrevisoTreviso è una città italiana di 82.206 abitanti del Veneto, capoluogo dell’omonima provincia.
 
La città sorge sulla media pianura veneta in una zona ricca di risorse idriche. Entro lo stesso territorio comunale nascono numerosi fiumi di risorgiva dei quali il più importante è il Botteniga. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto le acque di Pegorile e Piavesella, oltrepassa le mura all’altezza del Ponte di Pria e si divide poi nei diversi rami (Cagnan Grando, Buranelli, Roggia ecc.) che tanto caratterizzano il centro storico. Corso d’acqua principale è comunque il Sile, di cui il Botteniga stesso è tributario, il quale lambisce le mura meridionali. Altri fiumi rilevanti, tutti affluenti del Sile, sono lo Storga, il Limbraga (da sinistra) e il Dosson (da destra).
 
 
L’altitudine minima è di 6 m s.l.m. e si riscontra all’estremità sudorientale del territorio comunale, in località Sant’Antonino; di contro, il punto di massima, 31 m s.l.m., corrisponde all’estremità nordoccidentale, nei pressi di Santa Bona. Il municipio si trova invece a 15 m s.l.m..