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Panini Panelle: ricetta Palermitana

Lasciati conquistare da un’avventura culinaria che stuzzicherà le tue papille gustative e ti trasporterà direttamente nelle strade trafficate della Sicilia. Oggi ci addentreremo nel regno dei sapori irresistibili, dove i panini Panelle, croccanti all’esterno e cremosi all’interno, regnano sovrani. Immagina questo: frittelle di ceci dorate e fritte, adagiate comodamente tra due fette di pane croccante, che armonizzano consistenze e sapori in una sinfonia di delizie.

Come amanti del cibo, siamo sempre alla ricerca di quella ricetta che promette di portare la nostra esperienza culinaria a nuovi livelli. Ecco i panini Panelle, un amato street food siciliano che racchiude tutto ciò che amiamo del comfort food con un tocco gourmet. Con ogni boccone, intraprenderai un viaggio di sapori che danzano sul tuo palato, offrendoti un’esperienza sensoriale senza eguali. Unisciti a me per scoprire i segreti dietro la preparazione di queste prelibatezze e scoprire la chiave per padroneggiare l’arte di preparare a casa i perfetti panini Panelle.

Le origini delle Panelle: un viaggio culinario attraverso la Sicilia

Prima di immergerci nella ricetta e nelle tecniche per preparare i perfetti sandwich Panelle, prendiamoci un momento per esplorare le origini di questo delizioso street food siciliano. Le Panelle, note anche come cecina o farinata, sono un alimento base della cucina siciliana da secoli.


La leggenda narra che le Panelle siano nate durante il dominio arabo in Sicilia, che durò dal IX all’XI secolo. I ceci furono introdotti nella regione dai commercianti arabi e divennero rapidamente un ingrediente popolare grazie alla loro versatilità e al loro valore nutrizionale. La gente del posto iniziò a macinare i ceci fino a ottenere una farina e a usarla per preparare vari piatti, tra cui queste frittelle croccanti.


Nel tempo, le Panelle sono diventate un amato cibo da strada in Sicilia, in particolare a Palermo. I venditori allestivano le loro bancarelle nei mercati affollati e servivano queste delizie ai passanti affamati. Oggi, puoi ancora trovare le Panelle vendute nei carretti del cibo o nei piccoli negozi in tutta l’isola.

Ingredienti essenziali per preparare delle Panelle perfette

Per ricreare a casa i sapori autentici della Sicilia, per i tuoi panini Panelle avrai bisogno di alcuni ingredienti chiave:

Consigli e trucchi per friggere le panelle alla perfezione

Friggere le Panelle richiede un po’ di finezza per ottenere quella croccantezza dorata irresistibile. Ecco alcuni consigli e trucchi per aiutarti a padroneggiare l’arte:

Conclusione: abbraccia il fascino senza tempo dei panini Panelle

Mentre concludiamo il nostro viaggio culinario attraverso la Sicilia, è chiaro che i panini Panelle sono un must per ogni appassionato di cibo. Queste delizie croccanti e cremose racchiudono l’essenza del comfort food con un tocco gourmet. Che li gustiate per le strade di Palermo o nel comfort della vostra casa, i panini Panelle soddisferanno sicuramente la vostra voglia di gusto.


Allora perché non lanciarsi in un’avventura in cucina e ricreare questo classico siciliano? Con gli ingredienti giusti, le tecniche e un pizzico di creatività, potrai creare dei deliziosi panini Panelle che ti trasporteranno direttamente nelle vivaci strade della Sicilia.


Non perdere questa opportunità di stuzzicare le tue papille gustative e di provare il fascino senza tempo dei panini Panelle. Preparati ad assaporare ogni boccone e a concederti un capolavoro culinario che celebra i ricchi sapori e le tradizioni della cucina siciliana.

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Deliziosamente croccanti: la ricetta degli arancini siciliani direttamente dal cuore d’Italia

arancino sicilianoNel cuore dell’Italia, dove l’arte culinaria incontra una tradizione secolare, si cela un piatto così delizioso che incarna l’essenza stessa della cucina siciliana. Immagina di mordere un esterno dorato e croccante solo per essere accolto da un’esplosione di bontà saporita all’interno: questa è la magia degli arancini siciliani. Queste deliziose palline di riso, realizzate con amore con una miscela segreta di ingredienti tramandata di generazione in generazione, non sono solo uno spuntino; sono un assaggio di storia, un viaggio verso le coste baciate dal sole della Sicilia.

Mentre ci addentriamo nei segreti dietro l’irresistibile croccantezza e la gustosa perfezione degli arancini siciliani, preparati a intraprendere un’avventura gastronomica senza eguali. Dall’attenta selezione del miglior riso Arborio all’abile processo di formatura e riempimento, ogni fase della creazione di questi capolavori culinari è un lavoro d’amore. Unisciti a noi mentre sveliamo il mistero della ricetta degli arancini siciliani, portando un pezzo di patrimonio culinario italiano direttamente nella tua cucina. Preparatevi a stuzzicare il vostro palato e a trasportare i vostri sensi nelle pittoresche strade della Sicilia con ogni boccone di queste prelibatezze.

Come preparare il ripieno perfetto per gli arancini siciliani: una sinfonia di sapori

Quando si tratta di arancini siciliani, il ripieno è ciò che distingue questo piatto e lo rende davvero speciale. La combinazione di sapori e consistenze all’interno di queste croccanti palline di riso è una sinfonia per le papille gustative. Immergiamoci nei segreti per creare il ripieno perfetto per i tuoi arancini siciliani fatti in casa.


Il ripieno tradizionale degli arancini siciliani è costituito da ragù, un sugo di carne cotto a fuoco lento, combinato con piselli e mozzarella. Il ragù è fatto facendo sobbollire carne macinata di manzo o maiale con cipolle, aglio, pomodori e un mix di erbe e spezie. Questo sugo di carne ricco e saporito infonde a ogni boccone degli arancini un sapore incredibile.


Oltre al ragù, i piselli sono un componente essenziale del ripieno. Aggiungono un’esplosione di freschezza e dolcezza che bilancia la ricchezza del sugo di carne. Assicurati di usare piselli freschi o surgelati piuttosto che quelli in scatola per un gusto e una consistenza ottimali.


Per portare i tuoi arancini siciliani a un altro livello, considera di aggiungere cubetti di mozzarella al ripieno. Mentre mordi gli arancini, sarai accolto da un formaggio fuso filante che aggiunge un ulteriore strato di indulgenza. La mozzarella aiuta anche a legare insieme gli ingredienti, assicurando che ogni palla di riso mantenga la sua forma durante la frittura.


Se vi sentite avventurosi e volete dare un tocco personale alla tradizione, ci sono infinite possibilità per ripieni creativi. Potete sperimentare diversi tipi di carne come salsiccia o pollo al posto di manzo o maiale nel vostro ragù. I vegetariani possono sostituire funghi o lenticchie con un’opzione sostanziosa a base vegetale.


Per chi preferisce i frutti di mare, considerate di incorporare gamberi o granchi nel ripieno. Questi sapori delicati si sposano magnificamente con l’esterno croccante degli arancini. Potete anche aggiungere un tocco di zafferano al riso per un colore giallo brillante e un sapore terroso sottile.


In definitiva, il ripieno per i tuoi arancini siciliani è limitato solo dalla tua immaginazione. Sentiti libero di mescolare e abbinare gli ingredienti per creare le tue combinazioni di sapori distintive. Che tu rimanga fedele alla tradizione o ti avventuri in territori culinari inesplorati, ogni boccone di queste deliziose palline di riso ti trasporterà direttamente sulle assolate coste della Sicilia.

Impanatura e frittura: il segreto per una croccantezza perfetta

Ora che abbiamo imparato l’arte di creare un ripieno stuzzicante per i nostri arancini siciliani, è tempo di dedicare la nostra attenzione a ottenere quella perfetta crosticina esterna. Il processo di impanatura e frittura è fondamentale per creare arancini con una croccantezza irresistibile.


Il primo passaggio per impanare gli arancini è ricoprirli di farina. Questo aiuta a creare una superficie asciutta che consente ai successivi strati di uovo sbattuto e pangrattato di aderire correttamente. Assicurati di scrollarti di dosso la farina in eccesso prima di passare al passaggio successivo.


Poi, immergi ogni pallina di riso nelle uova sbattute, assicurandoti che siano completamente ricoperte. La doratura delle uova funge da legante, aiutando il pangrattato ad aderire alla superficie degli arancini. Aggiunge inoltre ricchezza e sapore al prodotto finale.


Infine, rotola ogni arancino nel pangrattato fino a ricoprirlo completamente. Il pangrattato Panko funziona particolarmente bene perché conferisce una croccantezza extra. Premi delicatamente su ogni pallina di riso per assicurarti che il pangrattato aderisca saldamente.


Quando si tratta di friggere gli arancini, è importante usare un olio di alta qualità con un punto di fumo elevato, come l’olio vegetale o di canola. Riscalda l’olio in una pentola profonda o in una friggitrice a circa 350°F (175°C). Questa temperatura assicura che gli arancini cuociano in modo uniforme e sviluppino un colore marrone dorato senza diventare unti.


Immergere con attenzione gli arancini impanati nell’olio bollente usando una schiumarola o delle pinze. Friggerli in piccole quantità per evitare di affollare troppo la pentola, il che può abbassare la temperatura dell’olio e far diventare gli arancini mollicci. Cuocere ogni lotto per circa 4-5 minuti, o finché non saranno croccanti e dorati su tutti i lati.


Una volta che gli arancini sono fritti alla perfezione, trasferiscili su un piatto rivestito di carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Lasciali raffreddare leggermente prima di servirli, perché il ripieno sarà bollente.

Variazioni e creatività: dare una svolta alla tradizione

Sebbene gli arancini siciliani tradizionali siano innegabilmente deliziosi, non c’è niente di male nel dare sfogo alla propria creatività e dare un tocco personale a questo piatto classico. Esploriamo alcune varianti che aggiungeranno entusiasmo e nuovi sapori ai tuoi arancini fatti in casa.


Se ami il formaggio, considera di aggiungere diversi tipi di formaggio al ripieno. Il gorgonzola o il formaggio blu possono dare un tocco piccante, mentre la ricotta aggiunge cremosità. Puoi anche sperimentare la combinazione di più formaggi per un’esplosione di bontà al formaggio.


Per un tocco vegetariano, sostituisci il ragù di carne con un ripieno di verdure saporite. Funghi saltati, spinaci e pomodori secchi sono delle aggiunte eccellenti. Puoi anche incorporare erbe come basilico o origano per un’esplosione di freschezza in più.


Se vi sentite avventurosi, perché non provare gli arancini dolci? Invece di ripieni salati, usate ingredienti come la Nutella o le conserve di frutta combinate con il mascarpone. Queste palline di riso ispirate ai dessert sono perfette per chi ha un debole per i dolci.


Un altro modo per essere creativi è sperimentare forme e dimensioni diverse. Mentre gli arancini tradizionali sono rotondi, puoi anche trasformarli in coni o cilindri. Queste forme uniche non solo hanno un aspetto impressionante, ma offrono anche un’esperienza di consistenza diversa.


Ricordate, la chiave per varianti di successo è mantenere un equilibrio di sapori e consistenze. Non abbiate paura di provare nuove combinazioni, ma tenete a mente che il ripieno deve completare l’esterno croccante di riso.

Conclusione: portiamo la Sicilia sulla tua tavola

In conclusione, gli arancini siciliani sono una delizia culinaria che unisce i ricchi sapori e le tradizioni della Sicilia. Con la loro crosticina dorata e croccante e i deliziosi ripieni, queste palline di riso stupiranno sicuramente amici e familiari.


Seguendo la nostra ricetta per il ripieno perfetto e padroneggiando il processo di impanatura e frittura, puoi ricreare questo amato piatto italiano nella tua cucina. Che tu rimanga fedele alla tradizione o lasci che la tua creatività voli con varianti uniche, ogni boccone dei tuoi arancini fatti in casa ti trasporterà direttamente sulle coste baciate dal sole della Sicilia.


Quindi, raccogli gli ingredienti, rimboccati le maniche e preparati per un’avventura gastronomica senza eguali. Lascia che gli arancini siciliani diventino un punto fermo sulla tua tavola, portando gioia e delizia a ogni pasto.

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Monumenti da visitare Sicilia

Torre di Federico II di Enna: Una Gemma Medievale nel Cuore della Sicilia

La Torre di Federico II, situata nel cuore di Enna, è uno dei simboli più affascinanti della storia medievale siciliana. Questo straordinario monumento, che sorge a oltre 900 metri sul livello del mare, offre una vista mozzafiato sulla città di Enna e sulle colline circostanti, rendendolo una meta imperdibile per chi visita la Sicilia.

Storia della Torre di Federico II

Costruita nel XIII secolo, la Torre di Federico II è un’opera attribuita all’epoca del grande imperatore svevo Federico II di Svevia, noto per essere uno dei più influenti sovrani medievali. La torre, alta circa 24 metri, fu probabilmente utilizzata come punto di avvistamento militare o come residenza fortificata.

La sua posizione strategica garantiva un controllo visivo su gran parte della Sicilia centrale, rendendola un elemento chiave nel sistema difensivo dell’epoca. Oltre a essere un’importante struttura militare, la torre aveva anche un valore simbolico e rappresentava il potere e l’autorità dell’impero svevo sulla Sicilia.

Architettura della Torre di Federico II

La Torre di Federico II è caratterizzata da una forma ottagonale, un dettaglio architettonico che la rende unica nel suo genere. L’interno della torre è diviso in due piani, ciascuno dei quali presenta una grande sala con volta a botte, utilizzata per diverse funzioni durante il periodo medievale.

All’interno, è possibile ammirare i resti di affreschi e decorazioni che testimoniano l’importanza storica e artistica della struttura. La particolarità della torre risiede nella combinazione di elementi architettonici normanni e svevi, un mix che riflette la complessa storia della Sicilia medievale.

Cosa vedere alla Torre di Federico II

La visita alla Torre di Federico II offre una ricca esperienza culturale e storica. Una volta raggiunta la cima della torre, si può godere di una vista panoramica spettacolare su Enna e sulle campagne siciliane. Nei giorni più limpidi, è possibile vedere il Monte Etna e perfino il Mar Mediterraneo in lontananza.

La torre è circondata da un parco verde, ideale per passeggiate rilassanti e per immergersi nell’atmosfera storica e naturale del luogo. È inoltre possibile partecipare a visite guidate, che raccontano la storia e i segreti della torre e della città di Enna.

Come arrivare alla Torre di Federico II

La Torre di Federico II si trova a pochi chilometri dal centro di Enna, ed è facilmente raggiungibile in auto o con mezzi pubblici. Se vi trovate a Enna, potete percorrere un sentiero panoramico che conduce direttamente alla torre, permettendovi di ammirare la bellezza della natura circostante.

Orari di apertura e biglietti

La torre è aperta tutto l’anno, ma gli orari possono variare a seconda della stagione. Si consiglia di controllare in anticipo le informazioni sugli orari di apertura e sui costi dei biglietti, soprattutto in alta stagione, per evitare sorprese.

Conclusione

Visitare la Torre di Federico II di Enna è un viaggio nel tempo, alla scoperta di una delle testimonianze più significative della Sicilia medievale. Che siate appassionati di storia, amanti dell’architettura o semplicemente alla ricerca di un luogo suggestivo da visitare, questa torre rappresenta una tappa obbligatoria nel vostro itinerario turistico in Sicilia.

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Terme Italia

Ábano Terme

Ábano Terme

è un comune italiano di 19.621 abitanti della provincia di Padova, in Veneto.

Situato ai piedi dei Colli Euganei è il principale centro delle Terme Euganee.

Abano Terme è conosciuta fin dal VI secolo a.C. L’antico centro si trovava nel territorio dell’attuale Comune di Montegrotto Terme, come documentano gli scavi archeologici ed i numerosi reperti conservati nei musei archeologici di Padova ed Este. L’importanza che il luogo aveva nell’antichità è documentata dalle citazioni di numerosi scrittori latini, tra cui Plinio il Vecchio, Marziale, Tito Livio (che, stando ad un versetto di Marziale, qui sarebbe nato), Svetonio, Cassiodoro, Claudiano, con la denominazione di “Aquae Patavinorum”.

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Terme Italia

Montegrotto Terme

Montegrotto Terme

è una città di 10.886 abitanti, dell’Italia nord-orientale, che fa parte della Provincia di Padova e della Regione del Veneto.

Montegrotto è conosciuta in gran parte d’Europa per le sue cure termali infatti da diversi millenni in questo territorio raffiorano dall’entroterra fonti d’acqua termale, che ha portato Montegrotto e più in generale le Terme Euganee a una prosperità economica e culturale. La città è sede di un importante museo, quello internazionale del vetro d’arte e delle terme, della Butterfly Arc – Casa delle farfalle e di importanti scavi romani. Montegrotto Terme è meta di turismo internazionale, che viene in città non solo per le cure ma anche per l’importante testimonianza culturale, artistica e naturalistica del territorio.

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Terme Italia

Acqui terme

Sorgenti termali

Nel quartiere Bagni, sulla sponda destra della Bormida, si trovano altre sorgenti termali (Lago delle Sorgenti, formato da sette fonti a 45-55 °C; fontanino dell’Acqua Marcia, circa 20 °C). Qui, alla fine del Quattrocento, venne eretto uno stabilimento termale chiamato Antiche Terme, distrutto nel XVII secolo da una frana. L’attuale edificio, ricostruito nel 1687), fu ampliato nel XIX secolo con l’aggiunta di padiglioni e di un intero piano. Nei pressi si trova lo stabilimento termale Regina ed una vastissima piscina natatoria costruita nel 1927

Origine affine alle precedenti hanno le acque ipotermali scaturenti nel comune di Visone dal cosiddetto “Fontanino di Visone”, nei pressi della stazione ferroviaria. Queste ultime hanno subito però un notevole raffreddamento durante la risalita (temperatura: 21,8 °C) e una forte commistione con acque sotterranee superficiali.

L’altro stabilimento termale risale agli ultimi decenni del secolo XIX ed è denominato Nuove Terme; è collocato ai margini del centro storico (sponda sinistra della Bormida), in Piazza Italia, dove dal 1º gennaio del 2000 si trovano due fontane monumentali dette “delle Ninfe” e “delle Ninfee”. Oggi (dal 2009) la ex fontana delle ninfe, non più attrezzata come tale, pur rimanendo invariata nella geometria si presenta come un’aiuola ricca di fiori e con all’interno olivi secolari. Questo rinnovamento migliora dal punto di vista estetico e pratico l’atmosfera di “Piazza Italia” che ora risulta meno appesantita da gelidi marmi e più aperta all’occhio del turista, proprio davanti all’entrata del “Grand hotel nuove terme”.

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Terme di Chianciano Siena

Chianciano Terme è una delle località termali più famose d’Italia. Particolarmente fortunata la posizione, a cavallo tra la Val d’Orcia con le sue crete (dal 2004 patrimonio dell’umanità dell’UNESCO ) e la fertile Valdichiana, tra le colline dei vini di Montepulciano e le bellezze rinascimentali di Pienza: luogo di cura e di relax ma anche punto di partenza per scoprire le bellezze della Toscana e della vicinissima Umbria. Si segnala la recente apertura dell’innovativa struttura delle Terme sensoriali nel cuore del Parco Acquasanta.

Ha avuto nel periodo 1915-1920 un rapido sviluppo con la costruzione di un acquedotto, di uno stabilimento di imbottigliamento e con la ristrutturazione dello stabilimento dell’Acqua Santa. Tale sviluppo è continuato nel secondo dopoguerra con la trasformazione degli stabilimenti termali e l’aumento delle strutture ricettive.

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Terme di San Giuliano Pisa

sailkoTerme di San Giuliano Pisa

Lo stabilimento termale nel 1935 andò sotto il controllo diretto dell’INPS. Con questa manovra cambiò l’assetto di tutto l’impianto per il trattamento para-ospedaliero degli assicurati dell’INPS costruendo altri stabilimenti alberghieri per un totale di 1680 posti letto, con conseguente distruzione e sepoltura dei vecchi Bagni Granducali. Nel 1992, dopo la decisione dell’INPS di chiudere lo stabilimento, il Comune ne assunse la direzione tramite creazione della società “Terme di San Giuliano S.r.l.” con la quota del 100%. Infine nel 2003 la società “S.T.B. Società Terme e Benessere S.p.A.” entrò nella società “Terme di San Giuliano S.r.l.” con una quota del 96% assumendone il completo controllo.

Toponimo

Il toponimo attuale è stato ufficializzato nel 1935 in onore del santo San Giuliano, a cui era dedicata una chiesa sul passo per Lucca. La specificazione “Terme” invece è attribuita agli stabilimenti termali presenti. I toponimi precedenti erano Bagni di Pisa e successivamente Bagni di San Giuliano.

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Casciana Terme

Deep also wikipediaIl paese è conosciuto soprattutto per l’impianto termale che usufruisce delle acque calcico-sulfuree a 37 °C costanti. Si narra che l’acqua termale fu scoperta dalla contessa Matilde di Canossa. Ella aveva un merlo piuttosto anziano e malmesso, con le piume grigiastre per l’età. Un giorno la contessa notò che il merlo si muoveva sempre meglio e le sue piume erano tornate di un colore nero intenso e il becco giallo brillante. Fece seguire il merlo nelle sue “uscite” mattutine. Scoprì che il merlo ogni mattina volava a mettere le zampette in una strana “acqua fumante”. Anche la contessa volle provare a immergersi nelle miracolose acque. E in pochissimo tempo ne trasse benefici. Decise quindi di costruire alcune vasche, primo inizio degli impianti termali che oggi possiamo ammirare. Fino al 1927 le terme erano di proprietà del Comune di Lari.
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Bagni di Lucca

Le prime notizie delle Terme di Bagni di Lucca si datano al Primo Triunvirato nel 56 a.C., quando Cesare, Pompeo e Crasso si divisero il mondo e poi vennero a passare le acque a Bagni di Lucca. Questo narra la leggenda; è comunque certo che all’epoca della Roma repubblicana le Terme fossero già conosciute.

Con la caduta dell’Impero Romano anche le Terme decaddero e l’abbandono della popolazione del fondovalle per luoghi montani più sicuri portarono ad un rapido abbandono delle fonti terapeutiche.

I Longobardi riscoprirono le virtù miracolose delle acque, ma solo durante il periodo della Contessa Matilde ci sarà un restauro e un nuovo sviluppo degli stabilimenti termali. La vicinanza delle Terme alla via Francigena, che coincideva con l’antica via Clodia Nuova che da Lucca conduceva in Emilia, portava una notevole massa di viandanti, pellegrini e mercanti che si recavano sia a Roma che in Francia, tanto che la Contessa Matilde di Canossa edificò il ponte della Maddalena detto del Diavolo proprio per permettere ai viandanti di recarsi alle terme per curarsi. La bontà delle acque crearono quell’alone di luogo miracoloso per la salute che aiutarono a rendere famoso il nostro luogo nel mondo. Intorno alle sorgenti nasceranno poi i chiusi (gli alberghi medioevali), le osterie, e le abitazioni da affittare ai forestieri più abbienti.

Fin dai primi anni del XIII secolo Lucca si impadronì stabilmente della zona termale, ben consapevole del valore delle Terme come luogo di soggiorno e cura, e con lo statuto del Comune di Lucca del 1308 ne regolamentò l’amministrazione sia pubblica che Termale.

Gli edifici termali

Stabilimento Jean Varraud: unico in funzione con acqua a 54°, grotte a vapore, fangoterapia, idromassaggio, inalazioni, e cure estetiche, sede della prima casa da gioco del mondo, ove la roulette ha girato per la prima volta in Europa.

Stabilimento Delle Docce Basse: sorgenti da 42° a 46°, ora in disuso, dove, nel tardo Medioevo, si curavano con docce le patologie, il che per l’epoca costituiva una novità assoluta. Qui Falloppio scoprì il funzionamento delle tube di Falloppio, e la leggenda narra che&Se vuoi che la tua donna resti pregna mandala al Bagno e tu non ci venga e che la sorgente denominata Disperata curasse quelle patologie che altrimenti curava il becchino.

Stabilimento Dell’Ospedale Demidoff: con acqua a 46°, fu costruito dai Principi Demidoff nel 1828 come ospedale per i poveri. Oggi è sede di un centro di medicina olistica.

Stabilimento Bernabò: con acqua a 40,1°, straordinaria per la cura di tutti i problemi della pelle. Nel 1510 un tale Bernabò da Pistoia, uomo ricco ma con una malattia orrenda alla pelle, si immerse in quella sorgente dove i paesani portavano gli animali malati a guarire e ne usci guarito. Bernabò edificò a sue spese questo stabilimento che porta il suo nome. Certo è che la nobiltà europea veniva a togliesi i segni del vaiolo al Bernabò. Restaurato da Elisa nel 1812 su progetto del Sanbuchy era considerato lo stabilimento con il più bel panorama d’Italia.

Bagno S.Giovanni: con sorgenti a 38°, è citato per la prima volta come edificio già esistente nel 1307. Così chiamato per la tradizione popolare di andare a bagnarsi per la ricorrenza del Santo. La sorgente molto copiosa alimentava 6 vasche adibite alla cura di varie categorie di persone: i Cavalieri, i Cittadini, le Donne, gli Ebrei, ed infine i servitori. Non dovevano essere molto capienti perché alcuni scrittori scrivono che si immergevano 50 persone per volta. Vi si beveva e imbottigliava l’acqua dal XIV secolo al dopoguerra. Qui Heine fu ispirato la sua famosa pagina dei Reisebilder.

Bagno alla Villa: con acque a 39°, restaurato ad opera della Repubblica nel 1376. Il Bertini (direttore dei Bagni), dopo un successivo restauro, nel 1471 volle far apporre in facciata una lapide di marmo dove indicava tutte le cure fatte all’interno dello stabilimento, la prima descrizione pubblicitaria delle terme al mondo. Frequentato dal Montaigne che vi curò la sua calcolosi renale orinando 36 calcoli della dimensione di una piccola oliva. Tra i frequentatori illustri vi fu anche Letizia Ramolino, madre di Napoleone, ricordata per la sua tirchieria (voleva che il fornaio ritirasse il pane secco e lo sostituisse con quello fresco).

Bagno Cardinali: con acqua a 37,1° detta sorgente alla Cova (citata per la prima volta solo nel 1775), usata anche oggi come soluzione a tutti quei problemi di digestione, indicata a far “digerire anche i sassi”, come dicono i paesani. Prima era denominato Bagno Gualoppino (citato già nel 1292) perché vi si portavano ad abbeverare e curare i cavalli. Costruito come nuovo stabilimento dal Sig. Cardinali nel 1858 nei pressi del Regio Casinò, unico stabilimento privato in funzione fino al 1921, è stato poi adibito ad abitazione privata.