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Calabria

Guida di Reggio Calabria, visitare Reggio Calabria


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La Provincia reggina è il centro monastico principale dell’Arcidiocesi ortodossa d’Italia  con il Monastero greco-ortodosso di San Giovanni Theristis a Bivongi, che ha un Metochio a Gallicianò di Condofuri  (Cappella della Madonna della Grecia); inoltre in provincia sorge anche il Monastero greco-ortodosso di Sant’Elia lo Speleota  a Melicuccà, con i Metochi Cappella greco-ortodossa di San Biagio a Palmi, e Chiesa greco-ortodossa di Sant’Elia il giovane e Niceforo l’ortolano.
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Emilia-Romagna

Domus dei Tappeti di Pietra, Ravenna


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La Domus dei tappeti di pietra è un sito archeologico della città di Ravenna, collocato nei pressi della Chiesa di Sant’Eufemia.

Collocata circa tre metri sotto il livello stradale, presenta numerosi mosaici appartenenti ad un grande palazzo bizantino (V – VI secolo). Attualmente vi sono ben quattordici pavimentazioni musive decorate con elementi geometrici, vegetali e figurativi, per una superficie complessiva di 700 m².

Fra i maggiori si ricordano il cosiddetto Buon Pastore, differente dalla classica iconografia cristiana, e la Danza dei Geni delle stagioni, rarissimo caso di geni danzanti in cerchio.

Il monumento è stato inaugurato il 30 ottobre 2002 dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni di Ravenna “Capitale dell’Impero Romano d’Occidente”. Ha ottenuto anche il Premio Bell’Italia nel 2004.

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Emilia-Romagna

Chiesa dello Spirito Santo, Ravenna


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La Chiesa dello Spirito Santo, antica cattedrale del culto ariano fatta erigere ai primi del VI secolo da Teodorico, era originariamente dedicata alla Hagìa Anastasis ovvero alla Resurrezione del Signore; non stupisca questa dedica poiché occorre ricordare che i legami con la Grecia e Ravenna furono molto vivi per secoli. Come per l’annesso Battistero degli Ariani, poco dopo la morte di Teodorico, nel 526, fu riconsacrata dal vescovo Agnello al culto cattolico e dedicata a S.Teodoro, soldato e martire di Amasea nel Ponto.
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Emilia-Romagna

Cappella Arcivescovile, Ravenna


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La Cappella del Palazzo Arcivescovile di Ravenna è una cappella  situata al primo piano del Palazzo Arcivescovile (ora sede del Museo arcivescovile). Unico monumento di natura ortodossa ad essere stato costruito durante il regno di Teodorico, la Cappella Arcivescovile, conosciuta anche come Cappella di Sant’Andrea, è l’antico oratorio dell’Episcopio  ravennate, voluta dal Vescovo Pietro II e dedicata a San Pietro Crisologo, arcivescovo  di Ravenna dal 433 al 450. La cappella fu allestita nel 495.

La Cappella Arcivescovile si presenta con una pianta a forma di croce, dotata di un vestibolo completamente marmoreo nella parte inferiore e ricco di mosaici di straordinaria unicità in quella superiore. Molto evidente è il messaggio anti-ariano contenuto nell’opera musiva dell’atrio, che rappresenta il Cristo Guerriero nell’atto di schiacciare le belve dell’eresia, atto di accusa contro l’allora dominante governo politico di Teodorico. Nelle volte a vela spiccano le immagini dei quattro arcangeli della tradizione biblica più antica – Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele – che portano in cielo Cristo, secondo la parola dei quattro evangelisti rappresentati con i libri dei loro Vangeli (a sottolineare che la vera fede cristiana è quella cattolica). Negli archi secondari ai lati, possiamo vedere due cortei di sei santi (a destra) e sei sante (a sinistra) dell’età dei martiri, ulteriore messaggio che evidenzia la natura ortodossa di questo importante monumento.

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Emilia-Romagna

Capanno Garibaldi, Ravenna


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Un giornalista di fine Ottocento scrisse sul capanno garibaldi: Costeggiando sempre il Canale Naviglio, fra le boscaglie del Pineto in distanza di cinque chilometri, si giunge al Capanno Garibaldi, originariamente del Pontaccio. Qui leroe, col suo aiutante Leggero ebbe rifugio dal 6 al 7 agosto 1849, mentre era cercato a morte dagli austriaci come una belva della foresta, lui, il masnadiero, il filibustiere di quei tempi. Quante idee montano al cervello, quanti sussulti partono dal cuore nel visitare il…
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Emilia-Romagna

Biblioteca Classense, Ravenna


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L’Istituzione Biblioteca Classense, detta Biblioteca Classense, è una storica biblioteca sita nella città di Ravenna.

Il nome rimanda all’Abbazia di Classe, al cui interno vennero conservati i volumi della libreria dei monaci  della Congregazione dei Camaldolesi nell’epoca che va dal XVII secolo fino al XVIII secolo. Dal 1803, data della soppressione napoleonica dei beni ecclesiastici appartenenti a vari ordini religiosi, i monaci camaldolesi e altri religiosi di abbazie e conventi cittadini fecero confluire i loro fonti librari in quella che divenne la neonata Biblioteca Civica di Ravenna, poi rinominata Biblioteca Classense. Fondatore della biblioteca viene considerato Pietro Canneti, abate del monastero di Classe, il quale, tra il 1704 e il 1714, arricchì la collezione di codici e incunaboli preziosissimi. Ancora oggi, all’interno della Biblioteca vengono conservati in fondi speciali insieme a manoscritti e libri rari, mappe antiche, incisioni, fotografie d’epoca. Ad essi si affianca un patrimonio composto di libri moderni e contemporanei. Il patrimonio complessivo stimato ammonta a circa 800.000 volumi, ed è considerato tra i principali d’Italia.

La biblioteca ospita anche due raccolte museali: il “Museo del Risorgimento” e il “Museo Dantesco”.

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Emilia-Romagna

Battistero Neoniano, Ravenna


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Il Battistero Neoniano (dal nome del vescovo Neone, che verso il 458 lo fece decorare a mosaico) o degli Ortodossi (per distinguerlo dal successivo Battistero degli Ariani),  si trova tuttora a fianco della cattedrale.

Per via della subsidenza tipica di Ravenna oggi è interrato di circa 2 metri; in pianta presenta la forma ottagonale, esternamente ha un semplice rivestimento in laterizio con lesene e arcate cieche che risalgono alla costruzione originaria e furono riprese da modelli settentrionali (cfr. la Basilica di Costantino a Treviri o la Basilica di San Simpliciano a Milano).

Il soffitto, originariamente piano, venne sostituito da una cupola (alleggerita da tubi fittili) verso il 458 dal vescovo Neone, il quale fece provvedere anche alla decorazione a mosaico. In particolare sul soffitto, entro tre anelli concentrici sono rappresentati vari soggetti:

   1. L’anello esterno, a fondo azzurro, presenta una serie di finte architetture tripartite, che creano un effetto di alternanza tra concavo e convesso; al centro delle nicchie si trovano altari per la messa o troni vuoti con le insegne di Cristo (l’etimasia).
   2. La seconda fascia è la più interessante e presenta i dodici apostoli su sfondo azzurro, con le vesti (toga e pallio) alternate nei colori bianco e oro, e con in mano delle corone da offrire al Cristo. Le immagini presentano ancora una notevole consistenza plastica e un senso di movimento, che testimoniano gli ininterrotti rapporti con l’ambiente romano; contemporaneamente indice di rapporti con il mondo bizantino sono la vivace policromia, la monumentalità e la ieraticità delle figure. Gli apostoli non presentano aureola (solo drappi di stoffe coprono le teste) e sono intervallati da candelabre, che simboleggiano la Passione di Cristo.
   3. Nel tondo centrale, su sfondo oro, si trova la scena del Battesimo di Gesù con San Giovanni Battista nell’atto di somministrare il sacramento al Cristo immerso fino alla vita nel Giordano; del fiume compare anche una personificazione a destra, sottolineata dalla scritta Iordañ (il fiume Giordano), mentre sopra il Cristo svetta la colomba dello Spirito Santo. I volti di Gesù e del Battista furono rifatti nel XVIII secolo, per cui la parte centrale della scena, dai contorni ben visibili, non è più quella originale.

Anche le pareti del battistero presentano una sfarzosa decorazione con stucchi, affreschi, mosaici e marmi policromi, che non ha altri termini di raffronto per questa epoca

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Emilia-Romagna

Battistero degli Ariani, Ravenna


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Il Battistero degli Ariani si trova a Ravenna e fu fatto costruire all’epoca di Teodorico, nella prima metà del VI secolo.

Essendo di religione ariana, decise di far convivere pacificamente i goti (ariani appunto) ed i latini (“ortodossi”, nel senso di seguaci della dottrina canonica), sebbene le due etnie venissero tenute separate. Questa scelta comportò quartieri separati e doppi edifici di culto in città.

Vicino al Palazzo di Teodorico il re fece costruire una basilica per ariani (l’attuale chiesa di Santo Spirito, della quale rimane poco dell’epoca di Teodorico), e un battistero, oggi detto degli Ariani per distinguerlo dal più antico di circa un secolo Battistero Neoniano (degli Ortodossi).

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Emilia-Romagna

Storia di Ravenna, Ravenna


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Ravenna preromana

Fin dalla preistoria il tratto della pianura padana su cui sorse Ravenna fu caratterizzato dalle frequenti esondazioni dei brevi fiumi ad andamento torrentizio che scendono dall’Appennino verso il Mare adriatico. Ciò portò alla formazione di ampie zone lagunari, che da Ravenna si estendevano fino a lambire il Po (che sfociava più a sud rispetto al corso attuale), creando un vasto agglomerato lagunare chiamato Valle Padusa.

Data la natura del luogo, mancano testimonianze archeologiche della fondazione di Ravenna. Le origini sono incerte. I primi insediamenti della zona furono opera di Tessali, Umbri o Etruschi. L’abitato consisteva di palafitte distribuite su una serie di piccole isole situate all’interno della Valle Padusa, una situazione simile alla Venezia di secoli dopo.

La più antica testimonianza archeologica della città comunque è etrusca: una statuetta del VI secolo dedicata con un’iscrizione a un dio della guerra (corrispondente al latino Marte) depositata come offerta da un abitante di Volsinii. Alla fine del IV secolo a.C. i Galli Senoni presero il controllo di Ravenna.

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Umbria

Museo della Porziuncola, Assisi


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Santa Maria degli Angeli Piazza Porziuncola, 1 Il Museo del Santuario della Porziuncola conserva due importanti dipinti risalenti al primo secolo francescano, annoverati tra i capolavori della pittura medievale italiana. Si tratta di un rarissimo Crocefisso firmato da Giunta Pisano, il maggiore pittore italiano prima di Cimabue, e di un’icona raffigurante San Francesco attribuita ad un anonimo pittore umbro del XIII secolo, che da questo quadro prende il nome…
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