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Guide > Visitare Vicenza > Basilica Palladiana Vicenza |
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Guide > Visitare Vicenza > Basilica Palladiana Vicenza |
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| In Piazza del Popolo è presente il palazzo ex sede della Banca Nazionale del Lavoro, costruito dall’architetto Camillo Morigia il quale è collegato al palazzo della prefettura da un voltone dal quale è possibile scorgere la tomba di Dante, opera dello stesso architetto. La Tomba di Dante presso la Basilica di San Francesco La Tomba di Dante, attigua al convento di San Francesco, costruita nel 1781 da Camillo Morigia a forma di tempietto, ospita le spoglie del Divin Poeta racchiuse in un sarcofago di epoca romana, arricchito dal 1483 da un bel bassorilievo di Tullio Lombardo con la figura del poeta visto di profilo, illuminato da una lampada che arde perennemente. Intorno al tempietto è stata istituita una Zona Dantesca di rispetto e di silenzio. Sono da segnalare anche due edifici appartenuti alla famiglia nobiliare Rasponi: il Palazzo dei Rasponi dalle Teste, attuale sede dell’università in piazza J.F. Kennedy e il palazzo sede della Provincia di Ravenna, attiguo alla Basilica di San Francesco, di cui è fortemente consigliata una visita ai bellissimi giardini. Infine va segnalato l’edificio del Teatro Dante Alighieri, completato nel 1852 con forme neoclassiche che lo avvicinano al Gran Teatro La Fenice di Venezia. |
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| Sorge nelle vicinanze di Piazza Giordano Bruno ed è anche noto come “Casa del Capitano del Popolo”. Il severo edificio fu eretto verso la metà del Duecento ed è una delle prime costruzioni pubbliche della città. Tradizione vuole che il palazzo fosse la residenza del Capitano del Popolo, carica che spettava al capo e rappresentante dei lavoratori iscritti alle corporazioni: suo compito era quello di difendere i lavoratori nei confronti del podestà, che spesso era, o appariva, il difensore della nobiltà e della borghesia. Quando nella seconda metà del 1300 la città passò sotto i Duchi di Urbino, la carica e l’ufficio del Capitano del Popolo furono soppressi e il palazzo fu venduto. Per qualche tempo vi abitarono i Conti Gabrielli, che nel 1800 lo vendettero. Il palazzo fu adattato come abitazione di diverse famiglie, finché l’eugubino Dante Minelli lo acquistò e restaurò, verso il 1970. L’edificio è costituito da un piano terra, con i locali che erano a disposizione del pubblico; dal piano di mezzo dove era il salone di rappresentanza; e dall’ultimo piano, dove era sistemato il corpo delle guardie che il Capitano aveva a disposizione. La costruzione presenta una struttura solida, con finestre ogivali e cornici marcapiano. Molto interessante è un grande lavabo di pietra a tre rubinetti, esemplare raro e ben conservato. Sul selciato antistante, si può vedere un pietrone ovale che potrebbe risalire all’epoca umbra; forse si tratta dell’ara sacra, cui si accenna nelle Tavole Eugubine. |
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| Teodorico, detto il Grande, più correttamente Teoderico (dal goto Þiudareiks) (Pannonia, 454 Ravenna, 526), fu re degli Ostrogoti dal 474 e re d’Italia dal 493 al 526, secondo dei re barbari di Roma. | ||
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Guide > Visitare Venezia > San Francesco del Deserto Venezia |
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| Fuori dalla città, presso la necropoli riservata ai Goti, Teodorico fece erigere verso il 520 il proprio mausoleo, che si trova ancora oggi isolato nell’immediata vicinanza del centro di Ravenna. Innanzitutto si distingueva da tutte le altre architetture di Ravenna per il fatto di non essere costruito in mattoni, ma con blocchi di pietra d’Istria. È a pianta centrale, riprendendo la tipologia di altri mausolei romani, ed è caratterizzato da due ordini: il primo è esternamente decagonale con nicchie su ciascun lato, coperte da solidi archi a tutto sesto, mentre all’interno è cruciforme; il secondo è più piccolo e anticamente era circondato da un deambulatorio, del quale restano solo tracce nell’attaccatura di archi alla parete, ed è a forma decagonale in esterno e circolare all’interno, dove era collocato il sarcofago con le spoglie di Teodorico.
Le caratteristiche più sorprendenti dell’edificio sono costituite dal soffitto, dove è presente un enorme unico monolite a forma di calotta, trasportato per mare ed issato sull’edificio con dodici anse, e dove si trova una fascia decorativa con un motivo “a tenaglia”, l’unica testimonianza a Ravenna di una decorazione desunta dall’oreficeria barbarica piuttosto che dal repertorio romano/bizantino. |
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La casa di Giulio Romano è un edificio monumentale di Mantova. Si trova al numero civico 18 in via Carlo Poma. Fu progettato dall’architetto Giulio Romano come sua residenza ed è uno dei primi esempi di edifici progettati da un artista per se stesso, una sorta di autobiografia in forma di edificio. In questo genere dobbiamo annoverare anche i due palazzi realizzati da Federico Zuccari a Firenze (Palazzo Zuccari) e Roma (Palazzetto Zuccari). Il primo a rivendicare un ruolo di prestigio per il suo essere artista fu forse Vasari che a tal fine aveva edificato per se delle residenze che in qualche modo significassero e rappresentassero tale nuovo ruolo. Gli architetti del periodo manierista, con opere di questo genere, volevano quindi, sia innalzare il proprio status sociale sottranedolo al concetto di artigiano da bottega e portandolo alla statura di intellettuale e nobile, sia mostrare pubblicamente le proprie capacità artistiche ed il proprio programma estetico, in una sorta di opera-manifesto. |
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| Il Mausoleo di Galla Placidia risalente alla prima metà del V secolo, dopo il 426, si trova a Ravenna, poco distante dalla basilica di San Vitale. L’edificio, in origine collegato alla chiesa di Santa Croce da un portico, ora perduto, era probabilmente un oratorio dedicato ai santi Nazario e Celso. Secondo la tradizione l’augusta Galla Placidia, reggente dell’Impero romano d’Occidente per il figlio Valentiniano III, avrebbe fatto costruire per sé, per il marito Costanzo III e per il fratello Onorio questo sacello funebre. Meno probabilmente fu mausoleo di Galla Placidia, poiché le fonti riportano come essa morì e fu sepolta a Roma (450) dove ancora oggi riposano le sue spoglie all’interno della cappella di Santa Petronilla sotto la basilica di San Pietro. | ||
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| La Fontana del Nettuno si trova in Piazza Duomo a Trento nel luogo ove era consueto installare la “macchina dei fuochi” per la festa di san Vigilio, e fu costruita su progetto dello scultore Francesco Antonio Giongo di Lavarone fra il 1767 e il 1769. Per questa fontana lo scultore ideò un sistema di scorrimento dell’acqua senza interruzioni. La statua originale del Nettuno nel cortile del municipio La statua del Nettuno originaria è opera di Stefano Salterio da Como, ma a causa dei danni subiti nel tempo essa è stata spostata alla fine del 1939 nel cortile del vicino Palazzo Thun, mentre sulla fontana è presente dal 1945 una copia in bronzo realizzata nel 1942 da Davide Rigatti. Sotto la statua del Nettuno la fontana è ornata da tritoni, cavalli marini ed altri gruppi scultorei, anch’essi originariamente opera di Stefano Salterio,[3], poi sostituiti nel XIX secolo da copie eseguite dallo scultore Andrea Malfatti (1832-1917) su disegni del pittore Ferdinando Bassi (Trento, 1819 – Venezia, 1883). Il tritone superiore meridionale è un’ulteriore copia realizzata nel 1920 da Davide Rigatti. |
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| Il Duomo di Ravenna oggi in uso è un edificio costruito nel XVIII secolo dall’architetto riminese Gianfrancesco Buonamici seguendo la planimetria della primitiva cattedrale.
Questa fu costruita sul finire del IV secolo o nei primissimi anni del secolo successivo, per volontà del vescovo Orso, che secondo alcuni svolse il suo mandato attorno al 380. Era un edificio di ragguardevoli dimensioni, a cinque navate, ricco di marmi policromi. La primitiva cattedrale era dedicata alla Santa Resurrezione. Dal nome del vescovo fondatore, Ursus, fu convenzionalmente chiamata Basilica Ursiana. L’edificio fu ampiamente ristrutturato nel X secolo (di quell’impianto restano ancora visibili la cripta e il campanile). |
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